Riflettiamo - Dott. Giuliano Franzan

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Riflettiamo

Il Risorto e Maria di Magdala (Gv 20,11-18)

Maria cerca Gesù
Il brano, ricchissimo di allusioni e di simboli, comincia così: «Maria invece», cioè al contrario di Simone Pietro e di Giovanni che hanno visto il sepolcro vuoto, hanno capito, hanno cercato di trarne le conclusioni e se ne sono tornati a casa. Maria no!. C'è qui la caratteristica di questa figura di donna che è chiamata semplicemente: Maria. All'inizio del capitolo il nome era stato messo per intero: Maria di Magdala. Ora, dicendo soltanto Maria, si intravedono, dietro di lei, altre figure di donna e ci appaiono alcuni aspetti che evocano Maria di Betania e anche Maria di Nazareth.
«Stava all'esterno». Questo verbo, all'imperfetto, colpisce e la fa immaginare immobile, come piantata lì senza potersi muovere. Evidentemente è sopraffatta da una forte tensione emotiva che la tiene ferma. Pietro e Giovanni erano entrati nel sepolcro ma lei rimane un po' all'esterno del mistero e anche questo ha un significato.
«Vicino al sepolcro e piangeva». Il pianto di Maria viene menzionato quattro volte nel brano: «Stava là e piangeva»; «Mentre piangeva»; «Donna, perché piangi?» - dicono gli angeli e Gesù lo ripete -. L'evangelista ripete quattro volte il verbo perché vuole farci riflettere.
Possiamo allora pensare ad altri pianti di cui ci parlano i vangeli. Il pianto della vedova di Naim, ad esempio, o il pianto di Maria alla tomba del fratello Lazzaro, che scatena la commozione di Gesù. In quell'episodio Gesù riuscì a dominare la propria emozione fino a che non vide piangere Maria: allora fu scosso e manifestò il pianto.
È un misterioso modo di comunicare e ci coglie quando non riusciamo più a tenere insieme il filo logico ed emotivo delle cose. Pur riguardando la persone che lo vive, comunica moltissimo alle persone che sono vicine: c'è, anzi, un'arte vera e propria del pianto che, fatto nel momento giusto, crea un'emozione anche collettiva.
Il pianto non dice niente e insieme dice moltissimo. Se ci troviamo con una persona che, ad un certo punto, piange, o siamo coinvolti dalla medesima emozione e ci mettiamo a piangere con lei, oppure, se le onde comunicative sono diverse, viviamo un imbarazzo. In ogni caso, il pianto non lascia tranquilli.
Ricordiamo anche il pianto di Gesù davanti a Gerusalemme: è l'episodio più misterioso della vita di Gesù, in un certo senso. Gesù piange senza che sia successo niente: piange per l'emozione violenta provocata in lui dalla differenza tra ciò che vede - e che sembra pace, serenità, quieto vivere - e ciò che accadrà. È un pianto di penetrazione profonda nel senso drammatico delle cose e della vita.
Allargando il discorso, possiamo notare che l'elemento del pianto riappare in tanti fatti religiosi (di cui molti saranno forse inventati): pensiamo al pianto della Madonna, alle lacrime sgorgate, lungo i secoli e anche ai nostri tempi, da alcune statue.
Tutto questo ci dice la forza creativa ed evocativa del pianto. Perché piange Maria Maddalena? Da una parte lo spiega lei stessa agli angeli: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l'hanno posto». Il suo pianto nasce dunque da quello che possiamo chiamare il senso dell'appartenenza, la profonda coscienza di essere in relazione ad un altro che, ad un certo momento, viene meno. Questa donna aveva maturato un'intensa esperienza di conversione; aveva, per la prima volta in vita sua, trovato qualcuno che l'aveva capita a fondo, che aveva avuto fiducia in lei, che le aveva dato la coscienza di essere se stessa, che le aveva ridonato la dignità. Da tutto questo era nato in lei il senso di appartenenza a Cristo, la relazione da cui si sentiva definita. Ora crede che questa esperienza le venga a mancare e si sente crollare. È il crollo di ciò su cui aveva costruito la sua dignità personale ed è anche il crollo dell'amore sincero e disinteressato che provava per Gesù.
È dunque molto comprensibile la sua violenta commozione. Notiamo che qui è solo lei a piangere: non si dice che abbiano pianto Pietro e Giovanni perché forse, a questo punto, la loro esperienza non aveva la medesima intensità. Si racconta, invece, del pianto di Pietro nel giorno della passione perché fu il momento in cui Pietro scoprì l'abisso tra l'amore del suo Signore e la sua indegnità.
Il pianto di Maria di Magdala, come quello di Pietro durante la passione, nasce da una scoperta di verità, è un pianto salutare, esprime ciò che a parole è inesprimibile. Non per niente i grandi santi hanno vissuto questo pianto di grazia e la mistica parla di un pianto che è «dono»: il dono delle lacrime.
San Carlo è frequentemente raffigurato mentre piange davanti al Crocifisso. Sant'Ignazio di Loyola, nel suo Diario spirituale, nota quasi ogni giorno: lacrime, lacrime, lacrime durante la Messa, lacrime durante il ringraziamento. Sono doni di intensa emozione religiosa di fronte alla percezione della verità e dei rapporti sconvolgenti tra i diversi aspetti della verità. In fondo, il pianto di Maria di Magdala è qui un po' come il vino di Cana, è quel di più necessario che mostra la piena partecipazione emotiva.
«Si chinò verso il sepolcro e vide due angeli». Ogni particolare è reso con attenzione. Prima Maria sta fuori, poi si china e poi vede. Che cosa significa questo gesto? Ciascuno di noi deve lasciare che questi particolari così minuti, di cui Giovanni però ha percepito il significato nella contemplazione, entrino in noi attraverso un lungo tempo di preghiera.
Questa donna si china sulla tomba, ha cioè il coraggio di guardare ancora più in profondità quel mistero della morte che le fa paura. Per quanto possiamo capire dal racconto, Pietro e Giovanni non avevano avuto paura di entrare e di guardare. Lei tuttavia non se l'era sentita e soltanto adesso si sbilancia. Il suo è veramente uno sbilanciarsi dell'essere verso quel mistero che respingeva con tutte le sue forze e non voleva ammettere: la morte del suo Signore. Ora, al contrario, questo mistero incomincia a rischiarare la sua vita, ad illuminarla, a rivestirla di luce. Il chinarsi è per lei un guado della fede: se fosse rimasta ripiegata su di se, il pianto si sarebbe a poco a poco tramutato in rabbia, ira, stizza contro se stessa e contro gli altri. Invece, il suo gesto coraggioso di piegarsi verso le tenebre del sepolcro, incomincia a rivelarle che le tenebre hanno luce e hanno compagnia, hanno vita.
Chi sono i due angeli? Una scrittrice che ha commento a lungo il vangelo di Giovanni, ravvisa in loro gli angeli che accompagnavano Gesù nella sua vita terrena e ora si mostrano alla donna perché ha avuto il coraggio di guardare nel mistero della morte del suo Signore. In ogni caso, gli angeli sono un primo annuncio che l'interpretazione negativa della sofferenza è sbagliata, che esiste un'apertura positiva, uno spiraglio di luce.
«"Perché piangi ?". Rispose loro: "Hanno portato via il mio Signore e non so dove l'hanno posto"». Il dialogo è breve e non sembra rassicurare la donna, tant'è vero che nemmeno attende la risposta. È ancora agitata da diversi pensieri, la luce si va facendo in lei gradualmente.
Gesù si rivela a Maria
"Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in piedi; ma non sapeva che era Gesù». Lo amava intensamente, lo cercava, ma l'ansia di risolvere il suo caso, il desiderio di trovare Gesù non le permette di vedere e di capire che Gesù è già lì.
Qui c'è un tocco fondamentale che ha il suo parallelo, mi pare, nell'episodio dei discepoli di Emmaus.
Soltanto dopo che l'animo si è placato, che si è potuto chiarire il contesto, che la persona ha lasciato quella rigidità per cui pensa che la salvezza possa essere solo in un certo modo, soltanto in quel momento si accorge che la salvezza è presente.
C'è, in fondo, un po' di umorismo nella descrizione di questa donna che vuole Gesù con tutte le sue forze, che è disposta a qualsiasi cosa pur di averne almeno il corpo e quando l'ha davanti non lo riconosce! I primi barlumi, i primi bagliori avuti non sono bastati e insiste nel suo tipo di ricerca.
E Gesù che cosa fa? Ripete la domanda degli angeli: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Come gli angeli domanda il motivo generale del pianto; poi prosegue facendo emergere il motivo personale del pianto: «Chi cerchi?».
È interessante paragonare la domanda di Gesù che qui è fatta verso la fine del Vangelo con quella che all'inizio del Vangelo ha fatto ai due discepoli: «Che cosa cercate?». La differenza però è che all'inizio del cammino, Gesù ha chiesto: «Che cosa cercate?», mentre qui, alla fine di tutto il cammino, chiede: «Chi cerchi?». Gesù sottolinea che la salvezza è una persona, e che questa persona è davanti alla donna.
«Gesù le disse: Maria!». Avremmo potuto immaginare altri modi di presentarsi: Perché sei così tarda a credere? Io sono risorto ecc.
Gesù sceglie il modo più personale e il più immediato: l'appellazione per nome. Di per sé non dice niente perché «Maria» può pronunciarlo chiunque e non spiega la risurrezione e nemmeno il fatto che è il Signore a chiamarla. Tutti però comprendiamo, senza alcun bisogno che altri ce lo spieghino, che quell'appellazione, in quel momento, in quella situazione, con quella voce, con quel tono, è il modo più personale di rivelazione e che non riguarda semplicemente Gesù, ma Gesù nel suo rapporto con lei.
Egli si rivela come il suo Signore, colui che lei cerca. È davvero meravigliosa questa personalizzazione del rapporto ed è un'arditissima immagine di tutta la vita della grazia: la vita di grazia è il Signore che dice il nostro nome all'interno di noi, che lo dice con questo amore, lo dice come Crocifisso e Risorto, cioè con tutto il peso della sua redenzione. Maria, infatti, immediatamente reagisce anch'essa in maniera personalissima:
«Maestro!», anzi, «Maestro mio». In un istante è detto tutto ciò che ella può dire di se, del suo amore, della sua dedizione.
«Non mi trattenere». Gesù l'aiuta a salire sempre di più perché Maria, pur avendo fatto passi immensi, non ha ancora ben compreso la profonda realtà di ciò che è avvenuto.
Succede spesso anche nella nostra vita di pensare d'aver capito tutto e invece abbiamo ancora tanta strada da fare. Maria di Magdala deve ancora comprendere che Cristo è relativo al Padre e che soltanto nel ritorno pieno al Padre si compirà definitivamente la sua opera.
A lode di Dio Padre
«Va' dai miei fratelli». Ora Maria ha compreso e sarà così la prima annunciatrice ai discepoli del disegno globale di Dio, della paternità divina e della fraternità degli uomini con Cristo, che deriva dall'adempimento globale di questo disegno.
Possono sembrare troppe queste verità tutte in una volta.
Gesù, però, sa che Maria di Magdala - e ciascuno che fa questo cammino - può portare la totalità di ricchezza del mistero, anche se non saprà spiegarlo pienamente con tutte le esplicitazioni esegetiche. Può portare il mistero ed essere annunciatrice della risurrezione di Cristo.
Voi che avete avuto questo incontro con Cristo, da questo incontro avete ricevuto il messaggio di gioia, di speranza, di certezza che il disegno di Dio si compirà e si sta infallibilmente compiendo.
Ciascuno di voi deve essere testimone di questa apertura del disegno storico verso la pienezza di Dio, di questo messaggio che termina al Padre: «Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro».
 
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