Riflettiamo
Vi do la mia pace...
La parola di Dio continua a ripetere che nostro compito è costruire la pace, è cambiare la logica del mondo, quella logica che investe anche noi stessi e penetra in tutte le nostre pieghe più intime e diventa quasi una seconda natura. Ci sembra però che sia un compito impossibile, troppo arduo e al di là delle nostre possibilità sempre troppo piccole di fronte all'immensità e
profondità di una mentalità radicata nel cuore dell'uomo di sempre. Ma è proprio questo il valore e il fascino della fede cristiana, è proprio nell'impossibile, nel sogno che diventa realtà: non per qualche alchimia o magia miracolistica, ma per la garanzia che Gesù stesso offre a coloro che vogliono essere suoi discepoli. Qui è il senso e il valore dell'essere cristiani, qui sta l'urgenza attuale della proposta evangelica, qui sta ancora l'unica salvezza per il mondo, l'unica strada che lo può condurre fuori dal concatenarsi di forze e intrighi, di interessi nascosti e di palesi ambizioni. Bisogna ancora una volta tornare a Gesù, mettersi ad ascoltarlo, voler essere discepoli e non maestri, come ci capita spesso illudendoci di avere noi una intelligenza maggiore e di conoscere noi i segreti del cuore umano. È sempre e solo Gesù il Maestro che non solo insegna, ma si offre come aiuto, come presenza attiva a garantire la realizzazione della sua Parola.
profondità di una mentalità radicata nel cuore dell'uomo di sempre. Ma è proprio questo il valore e il fascino della fede cristiana, è proprio nell'impossibile, nel sogno che diventa realtà: non per qualche alchimia o magia miracolistica, ma per la garanzia che Gesù stesso offre a coloro che vogliono essere suoi discepoli. Qui è il senso e il valore dell'essere cristiani, qui sta l'urgenza attuale della proposta evangelica, qui sta ancora l'unica salvezza per il mondo, l'unica strada che lo può condurre fuori dal concatenarsi di forze e intrighi, di interessi nascosti e di palesi ambizioni. Bisogna ancora una volta tornare a Gesù, mettersi ad ascoltarlo, voler essere discepoli e non maestri, come ci capita spesso illudendoci di avere noi una intelligenza maggiore e di conoscere noi i segreti del cuore umano. È sempre e solo Gesù il Maestro che non solo insegna, ma si offre come aiuto, come presenza attiva a garantire la realizzazione della sua Parola.Gesù è la pace
«Pace a voi!»: è il saluto di Gesù la sera della sua risurrezione quando si presenta ai discepoli chiusi in casa per paura dei Giudei (Gv 20, 19), e si mostra loro per rassicurarli e far toccare con mano la verità della sua vittoria sulla morte. Non è un complimento ne un augurio: è la dichiarazione che Gesù fa davanti ai suoi discepoli, dimostrando che la sua risurrezione è già la pace che entra nel mondo. Gesù ha vinto la morte, ha vinto la crudeltà dell'uomo che condanna e uccide, che tortura e infierisce sul suo simile: ora l'ultima parola non è più il capriccio o l'impostura, l'oppressione o lo sfruttamento reciproco, ma è la "pace", è la vita nuova che scaturisce dal sepolcro ormai vuoto, dal Maestro che è tornato insieme ai suoi. Gesù è la pace: è risorto, ha sconfitto definitivamente gli intrighi che travestono di giustizia le ingiustizie più crudeli, ha spezzato per sempre la catena che tiene l'uomo legato alla protervia e alla tirannia dei potenti. Gesù è l'inizio di un mondo nuovo, è l'inizio e la sorgente perenne di un'umanità redenta, ricondotta alla sua verità originaria. Ecco il senso del saluto di Gesù, dell'annuncio pasquale offerto ai discepoli smarriti e timorosi, già rassegnati al crollo di attese e speranze: la pace, la giustizia, la fratellanza universale, il benessere per tutti, lo scorrere sereno dei giorni per ogni uomo pur nelle difficoltà e nei momenti dolorosi immancabili alla creatura, il servizio reciproco... sono gli elementi che nascono dalla pace e la costruiscono, sono il contenuto di questa "pace" che Gesù ora mette nelle mani dei suoi. La pace esiste, la pace è possibile, la pace c'è già: questa è la certezza cristiana che nasce dal mistero della Pasqua di Gesù: la pace non è più soltanto un sogno roseo irrealizzabile, ne un momento inserito a fatica tra due guerre e tra sequenze continue di lotte, di incomprensioni, di violenze, ma è un fatto presente, un evento che è entrato nella storia umana. Se il cristiano crede che Gesù è risorto, che ha vinto il male del mondo e ha realizzato il disegno autentico di ogni uomo, se il cristiano si nutre di questa certezza, diventa un perenne e instancabile operatore di pace e conosce così quella "beatitudine" che Gesù ha promesso.
La pace nelle nostre mani
L'ultima sera mortale, Gesù ha molte cose da dire ai suoi discepoli, una specie di testamento in cui ricordare le verità più importanti e affidare loro ciò che più sta a cuore, ciò che più importa e più è necessario per la vita del mondo. Proprio in questo contesto, Gesù ripete più volte la raccomandazione (un comando!) di amare, di intendere la vita solo e sempre come amore, come un dono: così ha fatto lui, così farà chiunque vuole seguirlo, chiunque crede che lui è uomo e Dio, e chiunque conosce come si fa a essere uomo e figlio di Dio. C'è una frase ripetuta in modi diversi che diventa l'impegno affidato ai discepoli, quasi il passaggio definitivo da lui a loro: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace: non come il mondo la dà, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore» (Gv 14, 27). Questa è la raccomandazione decisiva: la pace che Gesù è venuto a portare sulla terra («Gloria a Dio e pace agli uomini») quella pace che lui stesso ha insegnato e vissuto in se stesso, fino ad accettare di perdere lui la sua vita piuttosto che la perdessero gli altri. Così ha intuito persino Caifa, il sommo sacerdote che senza saperlo e senza volerlo ha espresso lo scopo del sacrificio di Gesù: «È meglio che muoia un uomo solo per il popolo e non perisca una nazione intera» (Gv 11, 50). Questa è la logica di Gesù, questo è il meccanismo capace di cambiare il mondo, questo è il «pugno di lievito» nascosto nella gran massa di farina che è la mentalità generale e la fa lievitare. Gesù affida ai suoi la sua pace: è un gesto meraviglioso, un gesto di grande fiducia, un gesto destinato a mantenere nella storia una presenza viva, la presenza concreta e attuale di un ordine umano rispettoso finalmente di ogni uomo, presenza di Dio, del Dio della vita che continua a generare vita nel mondo. Gesù conosce il cuore dell'uomo e sa come è pieno di egoismo, di falsità, di orgoglio, sa che nonostante il suo dono, l'uomo continuerà a generare morte, a odiare, a essere crudele: per questo mette in guardia i suoi discepoli sul male che continuerà nel mondo. «Voi piangerete e vi rattristerete, e il mondo si rallegrerà: voi sarete afflitti, ma la vostra afflizione si cambierà in gioia» (Gv 16, 20): mantenere nel mondo la presenza del dono di Dio, della pace offerta da Gesù, non sarà una cosa facile, immediata, anzi incontrerà incomprensioni e ostacoli, ma alla fine sarà la gioia. Non c'è da avere paura ne da perdersi d'animo, non c'è nemmeno da illudersi di ottenere tutto subito e di non incontrare delusioni e insuccessi: c'è però da essere sicuri che la pace di Gesù, la sua stessa presenza di pacificatore non mancherà mai e saranno i suoi discepoli quelli capaci di realizzarla giorno per giorno. Gesù insiste: «Vi ho detto queste cose perché abbiate pace in me: voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia. Io ho vinto il mondo!» (Gv 16, 33). Che cosa si vuole di più? Gesù non ci nasconde le difficoltà, ma dà la sua parola, infonde il suo coraggio e richiama ieri, oggi, sempre la sua vittoria sulla morte e sul male: «Io ho vinto il mondo!». È la certezza più entusiasmante, è lo stimolo più forte, è il coraggio più persuasivo: Gesù ha vinto, e noi lo sappiamo, ne siamo certi, perciò la vittoria di Gesù niente e nessuno la può vanificare. Sarà sempre così: ci saranno quelli che crederanno di avere vinto, come dopo la sua morte, ci saranno quelli che faranno di tutto per chiudere la bocca ai testimoni che però non si fermeranno dal dichiarare che Gesù è risorto ed è vivo. Su questa certezza, il cristiano ha costruito nei secoli rapporti e momenti di pace, di fratellanza, di perdono, di convivenza serena e operosa: sono nate strutture di accoglienza, di conforto, di amicizia e cooperazione senza frontiere; il cristiano sa e può produrre pace, perché ha con se quella pace che Gesù gli ha messo tra le mani.
Impegni urgentiMa la pace di Gesù è entrata nella storia ed è qualcosa di vivo: o ne diventiamo noi gestori e amministratori responsabili, oppure verrà contro di noi come condanna e come disperazione che sovverte anche il nostro egoistico ordine.
Nei rapporti interpersonali, la pace di Gesù conduce alla comprensione, all'aiuto reciproco, al perdono, alla larghezza d'animo, e a non impuntarsi su posizioni troppo personali, a esclusioni che evitano di mettere in questione: conduce a un animo di amico verso tutti, al coraggio e alla gioia di fare sempre il primo passo, pensando che tocca a ciascuno di noi offrire il dono che abbiamo ricevuto.
Nei rapporti ecclesiali, la pace di Gesù diventa umiltà di ricerca, tensione di comunione e non di esclusione, sensazione della propria piccolezza e parzialità così da non crederci mai gli unici detentori della verità: diventa desiderio e passione di unità, fondata non su posizioni personali e su facilità di condanne, ma su una apertura coraggiosa a ogni soffio dello Spirito.
Nella vita sociale, la pace di Gesù genera l'assillo della giustizia («fame e sete»), l'attenzione a ogni necessità e a ogni debolezza, l'impegno a cambiare strutture e a sanare emarginazioni che umiliano e separano classi e ceti sempre più poveri da chi sta sempre meglio.
Nella vita internazionale, la pace di Gesù suscita azioni di distensione, suggerimenti di collaborazione, gesti di correzione e di consiglio per eliminare situazioni scorrette: trattiene la mano vendicativa e violenta che vorrebbe fare giustizia seminando morte e distruzione, convoca al tavolo del dialogo con l'animo di volersi intendere, e libera da ogni tentazione di prevaricazione e di impostura.
La pace di Gesù convince a poco a poco l'uomo intelligente e libero a dedicare le sue forze per produrre non armi e congegni di morte, ma strumenti di benessere, di salute, di autentico progresso umano.
La notte di Natale gli angeli annunciano la pace, la notte del tradimento Gesù la consegna ai suoi, a noi, la sera della risurrezione la pace diventa il dono riconquistato dalla vittoria di Gesù e consegnato al mondo intero.
La pace è possibile, la pace è qui, la pace è cominciata, la pace è nelle mani di ciascuno di noi.
Buona Pasqua a tutti voi