Riflettiamo - Dott. Giuliano Franzan

Dott. Giuliano Franzan
Teologo - Psicologo - Sessuologo - CTP
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Riflettiamo

La sessualità come relazione nel matrimonio...

Il corpo come linguaggio
Mediante la sessualità è possibile per l'essere umano entrare in profondo rapporto con gli altri. Per tale prerogativa si dice che la sessualità è dialogica, è linguaggio. Questo mettersi in comunicazione con gli altri viene mediato dal corpo; da qui l'espressione "linguaggio" corporeo.
A ben riflettere tutti i nostri sentimenti e gli stati d'animo sono impalpabili ed invisibili, inafferrabili. Se non potessimo comunicarli agli altri non potremmo maturare una vita sociale di relazione; saremmo condannati a rimanere chiusi, imprigionati nel nostro egoistico "io", a languire in una incurabile solitudine esistenziale.
Di fatto però l'uomo riesce a mettersi in contatto con gli altri esseri, superando quella triste possibilità di solipsismo.
Per poter realizzare questa "proiezione" verso l'altro è indispensabile "veicolare" i propri sentimenti all'esterno, realizzare un passaggio dalla situazione invisibile e impalpabile al nuovo “status” di riconoscimento e recettibilità. Questa possibilità di “traduzione” e di passaggio viene realizzata attraverso il corpo.
E’ soltanto con la mediazione corporea che l'altro riesce a mettersi in contatto con me, con la mia interiorità. E’ per questo che il corpo che ognuno ha non è un semplice corpo "fisico" ma è il "mio" corpo, corpo "umano". E' in tal modo che ognuno riesce a maturare la coscienza e consapevolezza che il proprio corpo, esternante il proprio "io", non è solo ma si trova immerso tra tanti altri corpi, esprimenti tanti altri "tu".
Il corpo allora non è più un complesso di cellule ma, insieme all'attività pensante, costituisce la persona, totalità esistenziale e ontologica. Ma contemporaneamente è anche "dono" per la persona, "epifania", manifestazione della medesima, segno ed espressione essenziale della soggettività, elemento fondante la comunicazione e comunione tra gli esseri.
Infatti è per mezzo dei gesti, delle reazioni, di tutto il dinamismo, reciprocamente condizionato, della tensione e del godimento, che il corpo "esprime" l'uomo, la persona.
La sessualità allora non può più essere pensata come riguardante gli organi genitali, ma va riscoperta nella sua genuina natura e funzione, che una certa qual sotto-cultura ha sovente tentato di strapparle: da realtà pensata come privata e personale deve essere restituita alla sua funzione sociale, tanto importante da costituirne l'essenza.
“Per l'uomo la sessualità è un modo di essere, prima e ancor più di un meccanismo biologico... Nell'uomo anche la sfera biologica è unitariamente fusa con l'intero complesso della sua personalità, cosicché non è mai una biologicità veramente animale”.
La sessualità è linguaggio, che implica una relazione ad alterum. E’ dialogica, comunicativa, relazionale. Tutta la corporeità dell'altro è intrisa di intenzionalità trascendentale: il suo muoversi, il suo atteggiarsi, il suo guardare. Proprio questa intensità di rapporto sta al fondo della nostra sicurezza.
Nota caratterizzante questo linguaggio è la "verità": deve esprimere la "totalità" dei suoi contenuti.
Se questo non avviene allora il linguaggio diventa non "vero”, insincero, ingannatore, perde la sua funzione di comunicare la genuinità dei sentimenti che si vogliono esprimere "parlando" quello specifico linguaggio sessuale.
Mi si permetta un esempio bíblico. Quando Giuda nell'Orto degli Ulivi tradì il Maestro, come rimprovero Lui gli disse: “Giuda perché con un bacio tradisci il Figlio dell'uomo?” In questa frase l'accento non è messo sul fatto del tradimento. Se così fosse sarebbe stato più ovvio dire: "Giuda, perché mi tradisci?". Invece è rimarcato il "modo" e il "mezzo" del tradimento: "Con un bacio". Il vero rimprovero non consiste allora nell'aver tradito il Maestro ma nell'aver usato male un linguaggio sessuale, svuotandolo dei suoi contenuti pregnanti rendendolo falso, bugiardo.
Il linguaggio che qui ci interessa è quello genitale che dovrebbe esprimere la sovrabbondanza, la "piena" dell'amore.
Non si tratta solo dell'incontro di due corpi ma della profonda unione di due persone, di un'osmosi di sentimenti tramite l'incontro genitale che nella sua pregnanza interiore da “atto" (prevalenza del significato fisicista) si traduce in "gesto" (lo stesso atto umanizzato attraverso il coinvolgimento della persona).
Non si può negare il contenuto del "piacere" nell'atto genitale. Si vuol soltanto dire che questo atto è ricco di tanti altri significati e contenuti che vanno vissuti nella loro totalità. E' assurdo dire: “agisco così perché mi dà piacere”. E’ troppo avvilente e mortificante per lo stesso atto: verrebbe svuotato e immiserito. Spesso invece, purtroppo, viene vissuto come se questo aspetto “ludico" fosse l'unico inerente all'atto stesso, come se non ci fossero altri significati e contenuti oltre questo.
“Tutta la verità della genitalità umana è data infatti dalla presenza in essa della persona così che ogni rapporto possa essere sempre il segno rivelatore della persona che si esprime, si apre all'altro, comunica con l’altro, in un vero dialogo interpersonale”.
Non si può amare un corpo, ma la persona che si manifesta, si fa conoscere e si comunica con la mediazione del suo corpo. Il corpo partecipa all'amore ed alle sue espressioni in quanto costituisce un tutt'uno con la persona amata. Per questo le manifestazioni amorose non devono limitarsi al corpo ma, travalicarlo per inabissarsi nelle intime profondità della persona.
Quindi prima di tutto ogni incontro genitale dovrebbe esprimere amore e non solo passione; abbraccio e donazione all'altro e non sfruttamento dell'altro.
Per la sua pregnanza di contenuti e significati l'atto coniugale è un reciproco dono di due esseri nel quale è "impegnata" tutta la persona.
Per questo prendere dall'altro solo ciò che interessa, lo stabilire una relazione solo con una parte e non con tutta la realtà della persona è esattamente l'opposto dell'amore. Distogliere l'attenzione dalla persona e concentrarsi invece sull'emozione che essa può provocare è il modo più sicuro per troncare qualsiasi esperienza e possibilità di continuare a vivere quella stessa emozione.
Il linguaggio genitale però si distingue nettamente dagli altri (parola, sguardo, gestualità, bacio) in quanto non contiene soltanto la dimensione amorosa, ma esprime anche quella procreativa.
Se il contenuto amoroso permette di superare il pericolo della oggettualizzazione della persona; quello procreativo evidenzia che questo linguaggio può essere "parlato" solo nel contesto matrimoniale.
L'incontro genitale, proprio per la sua intrinseca finalità procreativa, perde il carattere "privato" per assumere la nuova tipologia, sconosciuta agli altri linguaggi, di "pubblico, sociale". Non si esaurisce nella "relatio ad alterum" ma, per virtù intrinseca al linguaggio stesso, scavalca questa dimensione duale per proiettarsi verso un ipotetico terzo: il figlio. Non più il "mondo a due", chiuso, della semplice tenerezza, ma un "mondo potenzialmente a tre".
In tal modo vengono stigmatizzati tutti questi comportamenti anomali, non corrispondenti alla "verità" del linguaggio, che sono raggruppati nell'espressione "rapporti pre-matrimoniali ed extra-coniugali".
Questo permette di chiarire che non è sufficiente la "capacità" biologica e neanche la forte attrazione amorosa per "parlare" il linguaggio genitale. Ogni individuo sano acquista questa capacità con la conclusione della fase puberale (14-15 anni). Il fatto di avvertire, prendere coscienza, di questa virtus biologica, non motiva, non giustifica l'appropriazione di quel linguaggio che esprime e significa molto di più.
Enucleare e difendere questi contenuti naturali intrinseci alla sessualità genitale significa affermare la visione "integrale" della persona umana, che è capace di armonizzare tutte le sue molteplici componenti.
Questa visione integrale è contraddetta, come vedremo, proprio dalla mentalità contraccettiva. In tal modo l'uomo retrocede perdendo la sua dimensione unitaria per vivere nella forma frammentaria. Perse l'unità dell'essere, la sua integrità e armonia, l'uomo si rassegna a vivere nella dispersione dei suoi elementi, nella dis-armonia del suo essere, disorientato, non più capace di comprendere sé e gli altri.
Limitato e banalizzato il linguaggio genitale, la persona rischia di trascorrere la sua esistenza nel mutismo più assoluto, in una nuova forma di incomunicabilità verso gli altri, nel predominio dello sfruttamento e non più dell'amore.
Il linguaggio genitale diventa pseudosesso quando “l'attività sessuale non è integrata nella personalità”.
Questo "sesso a ruota libera", senza freni, vissuto semplicemente in maniera epidermica, viene di solito presentato sotto la maschera della spontaneità, anticonformismo e sincerità. Purtroppo queste motivazioni sono solo una panacea che vorrebbero coprire la vera realtà: alla base non c'è la spontaneità ma una visione totalmente meccanica del sesso: “ogni attrazione deve causare lo stimolo; ogni stimolo deve portare all'eccitazione, ogni eccitazione si deve gratificare; ogni gratificazione deve terminare in un orgasmo totale”.
Il continuo abuso del sesso lo ha svilito e fatto cadere nell'insignificanza e indifferenza, così come la liberalizzazione del sesso lo ha portato alla schiavitù e abbrutimento.
In questo contesto parlare di controllo dei propri impulsi, di razionale gestione della sessualità mediante la castità diventa anacronistico e incomprensibile.
Purtroppo non si fa niente per sradicare tale tendenza, ma sembra anzi che si faccia di tutto per incrementarla.
Si ha la triste e sconfortante impressione che della vera "educazione sessuale" non importi proprio niente; ciò che importa è la difesa del "diritto" al sesso in ogni circostanza e possibilità.
L'uso del sesso (mi si scusi l'espressione) non è affatto un diritto da difendere. Si tratta infatti di un'attività che va inquadrata e armonizzata con saggezza e razionalità nello specifico tipo di vita che uno responsabilmente sceglie.
E ora di smetterla di ingannare la gioventù col sesso facile, a ogni costo.
Invece di far onestamente capire che il sesso, inteso come mercato, gioco, solleticazione di istinti, gestito fuori dalla maturità di una vita matrimoniale non è garanzia di stabilità per il matrimonio futuro, si invita il giovane a sperimentarlo e si deride chi, più saggiamente, preferisce non farlo.
E’ indispensabile ritornare alla concezione "personalistica", umana, naturale, della sessualità, al di là di ogni prevenzione laica o religiosa, al vero umanesimo. Infatti, contrariamente al dualismo denunciato, la sessualità è pre-politica e pre-religiosa, in quanto i suoi contenuti non sono inventati né dallo Stato né dalla Chiesa; sono inerenti all'essenza stessa di ogni essere umano. Per questo il riscoprire i suoi contenuti e valori è segno di amore verso ogni umanità, come lo svilirli è il più grande tradimento del quale un essere umano possa essere vittima.
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