Riflettiamo
Lo Spirito Santo...

Nelle prossime riflessioni ci soffermeremo a riflettere e a conoscere lo Spirito Santo. Partendo dal brano del discorso di addio di Gesù; in esso notiamo continuamente l'intrecciarsi di quattro presenze: Gesù, il Padre, lo Spirito Santo e i discepoli.
Fissiamo la nostra attenzione su una di queste presenze: quella dello Spirito Santo. Ci invita a farlo lo stesso Gesù con quelle parole del Vangelo: Il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.
C'è anche un'altra ragione per questa scelta: non possiamo confinare il pensiero dello Spirito Santo a una sola domenica dell'anno; anche la Pentecoste ha bisogno di un suo «avvento», cioè di un tempo di attesa e di preparazione che ci renda pronti ad accogliere, quando verrà, questo «massimo dono di Dio».
In questa luce, la Pentecoste appare come la continuazione della Pasqua: Gesù si sottrae ai suoi «secondo la carne», ma per rimanere con essi «secondo lo Spirito» (cf. Rom. 1, 3-4; 2Cor 5, 6): È bene per voi che io me ne vada (secondo la carne!) perché se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore (Gv. 16, 7); Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre. Questa seconda presenza è migliore della prima perché universale (cioè, non più limitata nello spazio e nel tempo alla sola Palestina), perché interiore e perché efficace.
Nel discorso di Gesù, lo Spirito Santo appare il tramite costante che lega, da una parte, Gesù al Padre e, dall'altra, Gesù ai discepoli: Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore... (Gv. 14, 16). Il Consolatore che io vi manderò dal Padre... (Gv. 15,26). Egli prenderà del mio e ve lo annunzierà (Gv. 16, 14). Lo Spirito Santo è contemplato ora nella vita intima della Trinità, come colui che procede dal Padre e dal Figlio e costituisce l'ineffabile comunione tra il Padre ed il Figlio; ora nella vita del credente in cui prenderà dimora, diventando luce, consolazione e maestro interiore; ora nella vita della Chiesa nella quale sarà la testimonianza vivente di Gesù (cf. Gv. 14, 26; 15, 26), la guida interiore nella scoperta della piena verità (cf. Gv. 16, 13) e la forza per opporsi al mondo cattivo, convincendo lo di peccato (cf. Gv. 16, 8ss.).
Però, non vorrei riflettere tanto sulla presenza dello Spirito Santo in un ambito particolare, quanto vedere ciò che lo Spirito Santo è in ognuno di quei tre ambiti: nella Trinità, in noi e nella Chiesa. Scoprire gli aspetti più esistenziali - «per noi» - dello Spirito Santo, lasciandoci guidare da un maestro insuperabile in questo cammino, da sant'Agostino (cf. De Trinitate, XV).
Tre cose troviamo attribuite, con particolare insistenza, allo Spirito Santo nel Nuovo Testamento: lo Spirito Santo è dono, lo Spirito Santo è comunione, lo Spirito Santo è gioia.
Lo Spirito Santo è dono! Basta pronunciare questa parola, perché, attraverso la Bibbia, si accendano come tanti punti luminosi che si richiamano a vicenda, fino a formare un'unica scia di luce. Gesù dice alla Samaritana: Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: Dammi da bere!, tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva (Gv. 4, 10). Come facciamo noi a sapere che quel «dono di Dio» indica proprio lo Spirito Santo? Lo leggiamo poco più avanti nello stesso Vangelo di Giovanni: Chi ha sete venga a me e beva... Questo egli disse riferendosi allo Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui (Gv. 7, 37-39). Il dono è l'acqua viva e l'acqua viva è lo Spirito! L'apostolo Paolo, a sua volta, dice che Gesù, ascendendo al cielo, ha distribuito doni agli uomini (Ef. 4, 8); ma che cos'è che Cristo ha dato agli uomini dopo la sua ascensione al cielo, se non, appunto, lo Spirito Santo che ha effuso a Pentecoste sui discepoli? Esso è il grande, unico, immenso Dono che, cadendo sulla Chiesa, si rifrange in tanti doni diversi che sono i carismi, come la luce che, a seconda dei corpi sui quali piove, suscita colori diversi. Il Dono unico si divide in tanti doni per tornare a ricomporsi in unità nella Chiesa, per la quale tutti i doni sono dati. Avviene come nell'Eucaristia: il pane che contiene il corpo di Cristo viene spezzato per essere distribuito; ma poi torna a riunirsi per formare di nuovo un solo pane più grande che è la Chiesa.
Lo Spirito Santo è detto dunque dalla Scrittura «il dono di Dio». Ma egli è detto anche comunione (cf. 2Cor. 13,13). Anzitutto, comunione del Padre e del Figlio tra di loro; solo lo Spirito Santo nella Trinità porta un nome comune a tutte e tre le Persone divine, perché tutto in Dio è «Spirito» e tutto è «santo», mentre non tutto si può chiamare Padre e nemmeno tutto Figlio. Egli è lo Spirito di ambedue, il Padre e il Figlio, come inculca la stessa Scrittura quando chiama lo Spirito Santo ora «Spirito del Padre o di Dio», ora «Spirito del Figlio suo Gesù Cristo». Lo Spirito Santo è dunque la comunione del Padre e del Figlio tra di loro, la scaturigine di ogni comunione e di ogni comunità. È proprio per questo motivo trinitario che egli è anche comunione tra noi e Dio: «Il Padre e il Figlio hanno voluto che noi avessimo comunione tra noi e con loro per mezzo di ciò che è comune in seno ad essi e hanno voluto riunirci in unità per quello stesso dono che essi hanno in comune tra loro» (sant' Agostino, Ser. 71, 12, 18; PL 38,454). La comunione personale con Dio e quella ecclesiale tra di noi scaturiscono tutte dall'unica fonte che è lo Spirito; scaturiscono dalla comunione trinitaria. L'espressione: «Nell’unità dello Spirito Santo» che ascoltiamo nella liturgia esprime, sotto forma di preghiera, questa visione e significa: nell'unita che è lo stesso Spirito Santo.
Lo Spirito Santo, in terzo luogo, è gaudio, gioia. Anche di ciò la prova è nella Scrittura: I discepoli erano ripieni di gioia e di Spirito Santo (At. 13, 52); Il Regno di Dio è gioia nello Spirito Santo (Rom. 14, 17); Il frutto dello Spirito Santo è amore, gioia, pace (Gal. 5,22). La consolazione, che è una modalità della gioia, (la gioia nella tristezza!), appartiene a tal punto allo Spirito Santo che Gesù ne fa il suo nome proprio: il Consolatore! Anche questa prerogativa discende dalla vita intima della Trinità: «L'ineffabile abbraccio del Padre e del Figlio non è senza gaudio, senza amore e gioia. Questa dilezione, questo piacere, questa felicità nella Trinità è lo Spirito Santo. Egli è la soavità del generante e del generato ed inonda della sua liberalità e della sua abbondanza immensa tutte le creature secondo la loro capacità» (sant'Agostino, De Trin. VI, 10, 11). Lo Spirito Santo - per dirla con sant'Ambrogio - è quel «fiume di Dio» (cf. Sal. 46) che discende dall’alto, dalla Trinità, e che «con i suoi ruscelli rallegra la città di Dio», cioè la Chiesa (De Spir. S. III, 155ss.).
