Riflettiamo
Vivi secondo lo Spirito...

"Tu vivi sempre di Spirito santo, senza cui non saresti realmente cristiano".
Come vivere di Spirito santo, poiché è "come il vento", mi potresti chiedere?
La mia risposta ti parrà paradossale: la vita secondo lo Spirito è anzitutto una vita del tutto umana! Anzi, una vita divenuta umana. La vita del discepolo non è mai uno stato ma sempre un cammino di crescita, come evolve anche la vita umana. Un cammino che tende alla maturità dell'amore. È una fatica quotidiana. Implica almeno tre tappe fondamentali: l'ascolto, la fede e la conoscenza.
L'ascolto è il movimento fondamentale del cuore, cioè dell'intera persona che "esce da se stessa" per aprirsi alla voce del Signore: per mettersi in relazione con lui, si deve ascoltare la parola di Dio contenuta nelle Scritture. Questa vita di comunione si nutre anche dell'ascolto di ciò che lo Spirito dice: "Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese" (Ap 2, 7). La voce dello Spirito risuona nelle persone che incontri e nelle situazioni che attraversi. E dall'ascolto nasce la fede: un'adesione personale al Signore con la quale, mettendo in pratica la volontà di Dio, ne divieni servo, anzi amico che si affida a colui che gli ha dato tutto; di più, figlio che si colloca in un rapporto di libertà con il Padre. La fede produce poi la conoscenza: comprendere la realtà, gli altri e te stesso alla luce della fede. Questa conoscenza non ha niente di intellettuale ma è una postura esistenziale che ti mette costantemente in comunione con Dio, grazie allo Spirito santo che hai ricevuto e alla Parola che hai interiorizzato.
Questo percorso sfocia nell'amore, che nella sua forma più autentica si è manifestato nella vita e nella morte di Gesù, nelle sue parole e nei suoi silenzi, nei suoi gesti e nelle sue relazioni, cioè nell'umanità vissuta da Cristo. Se questa vita con Dio comporta implicazioni così umane, il tuo "progresso spirituale" non può non accompagnarsi a una maturazione umana. La vita interiore che lo Spirito santo anima in te esige che tu "divenga te stesso", che realizzi la tua unicità. Il buon pastore chiama le sue pecore "ciascuna per nome" (Gv 10,3).
Abbi coraggio, lasciati illuminare dalla parola di Dio e accetta di riconoscere le tenebre che ospiti. Certo, questo vuol dire "crisi". Ma essa ti condurrà all'attenzione, alla vigilanza che ti renderà presente a te stesso, agli altri, agli eventi e agli incontri. Scoprirai che l'esperienza spirituale è anzitutto quella di essere preceduto: Dio ti precede, ti chiama. Non devi inventarti il Dio con cui entrare in relazione, è già qui. La luce con cui Dio orienta il tuo cammino verso la santificazione, facendoti seguire il Figlio, è lo Spirito santo.
L'esperienza spirituale è allora la risposta di fede a Dio che nel battesimo ti ha detto: "Tu sei mio figlio!". Sì, figlio nel Figlio: questa è la promessa, questo è il cammino! Come diceva Ireneo di Lione, lo Spirito e il Figlio sono le due mani con le quali Dio modella le nostre esistenze per farne vite di libertà nell'obbedienza, capolavori di relazione e comunione con lui e con gli altri.
