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Riflettiamo - Dott. Giuliano Franzan

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Dott. Giuliano Franzan
Teologo - Psicologo - Sessuologo - CTP
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Riflettiamo

La Parola di Dio...

Nei prossimi articoli riflettiamo sulla Parola di Dio...
Premessa
La biografia dell’uomo è, in fondo, una biografia della parola. Col suo respirare l’uomo è essere vivente, col suo camminare è essere mobile, col suo colpire è essere forte. Soltanto con la sua parola, soprattutto quella rivolta all’altro, l’uomo diventa essere personale, interamente uomo.
La parola autentica è mistero, perché ha nell’essere la sua scaturigine. I profeti e i poeti - ma ogni uomo è un po’ profeta e poeta – sono i pastori dell’essere. Essi conoscono bene le frontiere dell’essere, donde scaturisce la vita misteriosa della parola: «Tu non spieghi niente, o poeta, ma attraverso di te tutte le cose diventano spiegabili» (P. Claudel); «Io non invento, io scopro» (C. Peguy). Mediante la parola l’uomo penetra il senso delle cose, dà loro un nome, le umanizza, le comunica.
La parola invoca l’ascolto. Nella biografia della parola entrano il parlare e l’ascoltare. Alla parola dell’altro, l’essere più profondo dell’uomo ha un fremito «Io dormo, ma il mio cuore veglia. Un rumore! È il mio diletto che bussa... Il mio essere ha avuto un sussulto alla sua voce» (Ct 5,2-4). L’ascolto della parola dà inizio alla grande avventura, la ricerca dell’altro (Ct 3,1-3), che accomuna tutti: «Dove si è recato il tuo diletto, perché noi lo possiamo cercare con te?» (Ct 6,1).
L’uomo è davvero un essere essenzialmente visitato, e la parola è la casa della sua ospitalità. Chi sa custodire parole autentiche diventa dimora, anzi icona per le cose, gli eventi, le persone che lo visitano, preparandosi così ad ospitare il Poeta assoluto, Dio. La biografia dell’uomo, ovvero della sua parola, è una crescita, fino a quando l’uomo non si identifica con la Parola che Dio ha pronunciato a suo riguardo. Quella Parola sta alla nostra porta e bussa; se apriamo, essa entra e cena con noi (Ap 3,20).
Introduzione teologica alla Bibbia
La professione della fede cristiana sulla Bibbia. infatti, non dice semplicemente: «Dio ha parlato nella Sacra Scrittura» ma: «Dio ha parlato nella Sacra Scrittura per mezzo di uomini e alla maniera umana» (DV 12).
La storia della Bibbia è storia della Parola di Dio agli uomini. «Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio...» (Eb 1,1-2).
L’AT e il NT non fanno altro che descriverci l’itinerario della Parola di Dio, crea il mondo (Gen 1), chiama Abramo (Gen 12,1ss) e Mosè (Es 3,7ss), porta a compimento la promessa della terra (Gs 1,1ss; 21,43-45), «viene rivolta ai profeti» d’Israele (Os 1,1; Ger 1,2 ecc.), prende un volto d’uomo in Gesù di Nazaret (Gv 1,1-14), «si diffonde, cresce e si afferma con forza» col dilatarsi della Chiesa apostolica (At 6,7; 12, 24; 19,20), regola la fine di questo universo e l’inizio dei mondo nuovo (Ap 19, 11-16; 21,1ss).
Ma in nessun luogo della Bibbia noi incontriamo la Parola di Dio direttamente. Dappertutto essa ci viene donata per il tramite di tale o talaltro uomo, sempre alla maniera umana e in linguaggio umano; e il racconto del dialogo di Dio con i suoi interlocutori prescelti è interamente redatto da uomini. L’antico Israele confessava il suo stupore, perché aveva «udito la voce di Dio di mezzo al fuoco e dall’alto dei cielo» (Dt 4,32-36). Lo stupore diventa vertigine per il nuovo Israele, chiamato a sperimentare l'inaudito accostamento tra «la Parola di Dio (che) era all’inizio, era presso Iddio, era Dio» (Gv 1,1) e «la Parola di Dio (che) si fece carne» (Gv 1,14); tra «ciò che era all’inizio», «la vita eterna che era presso il Padre», e «la Parola della vita che abbiamo udito, che abbiamo veduto con i nostri occhi, che abbiamo contemplato, che le nostre mani hanno toccato» (1 Gv 1,1-4).
Proprio in questo si è manifestata «l’ammirabile “condiscendenza” di Dio e la sua ineffabile benignità»: «Le parole di Dio infatti, espresse in lingue umane, si sono fatte simili al parlare dell’uomo, come già il Verbo dell’Eterno Padre, avendo assunto le debolezze dell’umana natura, si fece simile all’uomo» (DV 13). Il carattere autenticamente umano delle Sacre Scritture, già da solo, rivela il profondo segreto di Dio che è la sua «philanthropia» (Tt 3,4). Dio ama gli uomini. Parlando nel loro linguaggio, Dio comunica con essi, si fa loro comprendere e, al tempo stesso, restituisce al linguaggio umano la sua veridicità.
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