Riflettiamo - Dott. Giuliano Franzan

Dott. Giuliano Franzan
Psicologo - Consulente sessuale
Vai ai contenuti
Amicizia...

Carissimo amico/a,
molte volte mi sono chiesto cos’è l’amicizia e… sono arrivato a questa conclusione.
Non stupirti se inizio a parlare dell'amicizia con delle parole estremamente toccanti tratte dalla vita di Agostino di Ippona. Così, al capitolo IV delle Confessioni, egli descrive la morte di un amico.«In quegli anni mi ero fatto un amico che, avendo i miei stessi interessi di studio, mi era assai caro. Quell'amicizia, maturata al calore dei medesimi interessi, era per me piena di dolcezza. Lo avevo anche sviato dalla fede vera e lo avevo trascinato in quelle falsità, superstiziose e dannose, per le quali mia madre, Monica, piangeva su di me. La sua mente era ormai nell'errore come la mia ed io non potevo stare più senza di lui. Ma ecco che tu piombasti alle spalle di questi due fuggiaschi, tu lo togliesti a questa vita: eravamo amici da appena un anno e quell'amicizia era stata la cosa più dolce di quel periodo della mia vita. Chi definì l'amico metà della propria anima lo definì molto bene! Perciò detestavo la vita perché io non volevo vivere dimezzato».
Ricordi che c'è un proverbio molto noto il quale afferma: «Chi trova un amico trova un tesoro».
Un amico «vero»... Non sempre è facile trovare degli amici veri. Vorrei rifarmi a un racconto di Leone Tolstoi, il grande romanziere russo, per esprimere la capacità di saper distinguere chi ci è veramente amico. «Un giorno lo Zar di Russia si recò ad una battuta di caccia con il falco. Dopo aver abbattuto molta selvaggina, fu colto dalla sete e, reggendo sul braccio il suo falco prediletto, si allontanò a cavallo in cerca di una fonte. Cercò a lungo e finalmente trovò una vena d'acqua che lenta, lenta stillava da una roccia. Mise una coppa sotto quello stillicidio ed attese con pazienza che si colmasse. Poi fece per bere l'acqua raccolta, ma il falco si agitò e, con un colpo d'ala, rovesciò la coppa. Di nuovo lo Zar riempì il recipiente e come lo vide colmo d'acqua fresca fece per accostarlo alla bocca, ma anche questa volta il falco, svolazzandogli intorno, rovesciò la coppa. Assai contrariato, lo Zar la riempì una terza volta e fece per bere, ma il falco vi si gettò sopra spargendo tutta l'acqua lì intorno. Allora lo Zar, accecato dall'ira, prese il falco per il collo e lo uccise. Stava per riempire un'altra volta la coppa quando uno dei servi sopraggiunse al galoppo: "Maestà, no!" gli gridò: "Non bevete quell'acqua, è una sorgente avvelenata!". Lo Zar gettò via da sé la coppa e un velo di lacrime offuscò il suo sguardo. "Quanti errori commettiamo!" disse con amarezza, raccogliendo da terra il suo amico morto. "Guidato dal suo istinto, il mio falco, il mio amico mi ha salvato la vita per ben tre volte. Ecco come io l'ho ricompensato"».
Non sempre riusciamo a riconoscere una vera amicizia, anche perché non sempre abbiamo dei criteri, delle «luci-spia» per capire quando stiamo percorrendo sentieri di amicizia vera. Mi soffermo allora per un poco su questa esperienza privilegiata della vita.
Mi farò aiutare da due autori che, da versanti diversi, convergono nel dire cose pressoché simili a proposito dell'amicizia. Una psicologa americana, Joyce Ridick, nel suo libro “Un tesoro in vasi d'argilla”, dà alcuni criteri per capire che cos'è l'amicizia.
Un altro autore, di epoca medioevale, Aelredo De Rivaux, pubblicò un libro intitolato “L'amicizia spirituale”; eppure in questo libro io credo d'aver trovato forse i consigli più saggi per vivere l'esperienza profonda e coinvolgente dell'amicizia.
Per vivere un vero rapporto di amicizia è importante acquisire la capacità di restare soli, di non aver paura della propria solitudine.
Dacquino, nel suo libro “Vivere il piacere”, racconta che una sera stava passeggiando lungo una strada di New York assieme a Silvano Arieti, uno dei grandi maestri e psicanalisti del nostro tempo. Arieti gli disse, in quella sera di marzo, una frase che è estremamente importante per consolidare un'amicizia: «Saper stare soli è un'abitudine molto importante, è una grande conquista! Poiché quando una persona ha imparato ad essere sola non viene più soverchiata dagli stimoli esterni e riesce ad entrare in rapporto con se stessa, con il proprio intimo».
Aggiungerei io, pur non essendo Arieti, «che una persona riesce ad entrare in un rapporto molto profondo anche con l'amico, con l'amica». Del resto questa è una delle note costanti, martellanti, sulle quali insiste un teologo protestante morto nei lager nazisti, Dietrich Bonhoeffer. In “La vita comune”, uno dei suoi libri più conosciuti e anche più capaci di entrare e di scuotere le fibre del cuore umano, egli afferma che la solitudine aiuta la persona ad entrare in comunione con gli altri e che, a sua volta, l'esperienza di comunione porta la persona a cercare la solitudine. L'amicizia è un'esperienza di comunione profonda, è una presenza che può essere avvertita al di là di una vicinanza fisica, al di là di segni evidenti che l'amico è con noi. Anche quando si è soli si può essere in intima compagnia, e questo non è lavorare di fantasia!
C'è un'altra «luce-spia», un altro criterio per leggere l'amicizia. Un'amicizia rimane vera quando ci aiuta reciprocamente ad amare, non solo a rispettare, ma insisto, ad amare il proprio progetto di vita, senza cadere in forme di ricatto affettivo.
Una vera amicizia desidera, cerca, vuole il bene dell'altro o dell'altra ed è capace di arrivare ad un sacrificio talvolta supremo, a pagare un prezzo altissimo, quello dell'abbandono, del taglio se necessario, pur di salvare il bene della persona amata. Quando la piovra della possessività entra e si annida in un'amicizia, non c'è via di scampo: non si può più desiderare il bene dell'altro o dell'altra, ma solo il proprio bene.
L'amicizia domanda una profonda libertà interiore. Ciò significa collocare il nostro cuore là dove dovrebbe essere in quel momento con tutte le sue forze, con l'intelligenza, con l'affettività, con la volontà e non distoglierlo da quell'impegno. Significa allora capacità di espropriarsi, di far sì che l'altro cresca e che io diminuisca.
Copyright @ 2020 - Dott. G. Franzan
P.IVA 03869480230
Torna ai contenuti