Riflettiamo - Dott. Giuliano Franzan

Dott. Giuliano Franzan
Psicologo - Sessuologo
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Riflettiamo

Storie di coppie nella Bibbia... la prova

Premessa
Continuiamo la nostra riflessione sulle tre parti anticipate nel primo articolo: "LA PROMESSA, LA PROVA, LA PASSIONE".
Affrontiamo oggi la coppia Tobia e Sara il silenzio dell’eros, poi Giobbe e sua moglie e la prova nella malattia. Infine per il tema della passione: Osea e Gomer coinvolte nel mistero del perdono.

Tobia e Sara: il silenzio dell'eros (Tb 8)
Il piacere sessuale è stato a lungo guardato con sospetto, anche quando era cercato e vissuto nel matrimonio; era tollerato solo se l'atto coniugale era in vista della procreazione, ma anche in questo caso, data la sua attrattiva e intensità, veniva diffidato come una pericolosa tentazione da fuggire. La scoperta della profonda unione che l'atto coniugale è in grado di esprimere e favorire ha da qualche decennio fugato i sospetti sull'eros e fatto scorgere come il godimento dei corpi possa manifestare sensibilmente l'unione dei cuori. La liberazione dell'eros ha fatto sì che la castità, a lungo proposta come il modo ideale di vivere la sessualità, sia stata archiviata come esagerazione del passato (che arrivò persino a difenderla con l'uso di cinture) o confinata, insieme alla povertà e all'obbedienza, tra i voti religiosi. Eros e castità sembrerebbero escludersi a vicenda: la seconda renderebbe impossibile godere del piacere del primo. Il comportamento di Tobia e Sara, la prima notte di matrimonio, mette la pulce in orecchio a quanti troppo sbrigativamente ritenessero ovvio che l'eros non abbia nulla a che spartire con la castità.
Quando ebbero finito di mangiare e di bere, decisero di andare a dormire. Gli altri intanto erano usciti e avevano chiuso la porta della camera. Tobia si alzò dal letto e disse a Sara: «Sorella, alzati! Preghiamo e domandiamo al Signore che ci dia grazia e salvezza». Essa si alzò e si misero a pregare e a chiedere che venisse su di loro la salvezza, dicendo: «Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri, e benedetto per tutte le generazioni è il tuo nome! Ti benedicano i cieli e tutte le creature per tutti i secoli! Tu hai creato Adamo e hai creato Eva sua moglie, perché gli fosse di aiuto e di sostegno. Da loro due nacque tutto il genere umano. Tu hai detto: non è cosa buona che l'uomo resti solo; facciamogli un aiuto simile a lui. Ora non per lussuria io prendo questa mia parente, ma con rettitudine d'intenzione. Degnati di aver misericordia di me e di lei e di farci giungere insieme alla vecchiaia». E dissero insieme: «Amen, amen!» (Tb 8,1.4-9).
Tobia e Sara rinunciano all'immediata unione coniugale. Per mancanza di desiderio si potrebbe subito sospettare. Ma il racconto biblico poco prima non aveva tralasciato di ricordare che Tobia amava Sara al punto da non saper più distogliere il cuore da lei (Tb 6, 1 9). Quale ragione può esserci per trattenersi dall'unione coniugale? Non è il matrimonio il luogo in cui l'amore può e deve essere vissuto pienamente? Non c'è dubbio, se è vero che fin dall'origine Dio ha voluto che per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola (Gn 2,24). Ma l'unione piacevole dei corpi non è il tutto dell'amore personale. Dovrebbe esserne l'espressione sensibile, ma può capitare che sia solo contatto di pelle privo dell'intimità dei cuori, o peggio ancora, come pur capita tra coniugi, ricerca egoistica del proprio piacere a scapito dell'altro. Perché l'amore sia vero non basta che palpiti nel cuore, occorre che si traduca nel gesto amoroso; e tuttavia non basta compiere un gesto amoroso per dire che si ama, occorre che esso esprima l'amore. Se i gesti sono chiamati a divenire parole d'amore, allora come le parole, per essere comprensibili devono essere intervallati dal silenzio. Senza intervalli silenziosi le parole divengono incomprensibili, un flusso continuo di suoni privo di significato. Così l'amore erotico: se non si fosse mai capaci di trattenerlo, finirebbe per essere contatto senza comunione. La castità coniugale è l'arte di vivere la sessualità come espressione di amore. La castità non è dunque mutismo erotico e, d'altra parte, non si riduce al puro erotismo. È tutt'altro che facile divenire signori della propria sessualità al punto da non essere trascinati nella sensualità fino a dimenticare l'amore attento per l'altro. Non sarà tuttavia possibile imparare l'arte d'amare senza imparare a moderare l'eros per renderlo più espressivo. In un tempo di erotismo assordante, la castità correttamente intesa si propone come il sentiero per riconciliare sesso e amore.
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