Riflettiamo
Le tre coordinate della preghiera...

Continuiamo la nostra riflessione affrontando la seconda coordinata.
2. L’incontro con Dio
La seconda fase della preghiera e l'incontro con Dio. Spesso crediamo di conoscere Dio già da lungo tempo. Infatti preghiamo rivolgendoci a lui già da molto tempo. Abbiamo sentito abbastanza su di lui fino ad ora e possiamo raffigurarci chi sia. Ma corrisponde al vero Dio ciò che noi sappiamo di Dio? Oppure proiettiamo in Dio soltanto i nostri desideri e le nostre nostalgie? Le immagini che abbiamo di Dio nascono solo dalla nostra educazione o dalle fantasie del nostro cuore? Da una parte abbiamo bisogno di immagini per raffigurarci Dio e per poterlo incontrare. Ma d'altra parte dobbiamo continuamente superare queste immagini e dirigerci verso il vero Dio. Non dobbiamo raffigurarci Dio come un essere simpatico, come l'amico al quale diamo una pacca sulla spalla. È il Dio infinito, il creatore del mondo. Possiamo pensare Dio solo nella dialettica degli opposti. Dio e il creatore infinito, ma e anche colui che ora si occupa di me e mi guarda con amore. Dio è colui che ha creato l’immenso universo, ma e anche dentro di me e si spinge nel mio profondo più di quanto io stesso non riesca a fare. Dio e il Padre misericordioso che mi accoglie col suo amore, ma e anche il Signore di fronte al quale non mi resta altro che prostrarmi umilmente. Conosco bene Dio perché si e rivelato a me e lo incontro dentro di me, ma allo stesso tempo e colui che è totalmente altro, indisponibile e incomprensibile, colui che mette sempre in dubbio tutti i nostri principi teologici. Se vogliamo veramente incontrare questo Dio e non più soltanto i principi della nostra teologia, allora e possibile che ci accada qualcosa di simile a quanta successe a Giobbe, che dopo le sue lotte con Dio deve riconoscere quanto segue: «Io ti conoscevo solo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti hanno visto. Perciò mi ricredo e mi pento sulla polvere e sulla cenere» (Gb 42,5-6).
Le immagini che ci facciamo di Dio sono come finestre attraverso le quali guardiamo nella giusta direzione. Ma Dio si trova al di la di queste immagini, non si può definire attraverso queste immagini. Egli e sempre totalmente «altro», inesplicabile, e il mistero per antonomasia. Quando incominciamo a pregare, ci giova penetrare il mistero di Dio con l'ascolto, superare tutte le immagini che ci siamo fatti di lui e avere un'idea del Dio che e sempre più grande. Anche in questa caso non giungeremo al punto di poter definire Dio, ma diventeremo più sensibili al mistero del Dio che vogliamo incontrare nella preghiera.
Oggi non possiamo più essere tanto ingenui da parlare di Dio come si faceva nel passato. Sappiamo che anche la teologia ha parlato della morte di Dio. Rivolgere lo sguardo verso Dio significa sopportare la sua assenza e tuttavia credere anche alla sua vicinanza, credere di essere avvolti dalla sua presenza, che è amore e salvezza, e credere che egli sia nel nostro cuore. Per noi incontrare Dio significa aver attraversato i dubbi del nostro tempo e, dopo averli oltrepassati, avere fede nel Dio che ci e apparso in Gesù Cristo e che ha rivelato il suo cuore in Cristo.
Ed è un cuore umana quello che compare in Cristo, un cuore che possiamo comprendere nel mezzo dell'incomprensibilità di questa mondo. Il problema di Dio, che la modernità ha posto in modo più radicale che nel passato, potrebbe dunque renderci più sensibili, il che significa poter incontrare questo Dio misterioso, questo Padre di Gesù Cristo.
I dubbi che abbiamo, quando cerchiamo il vero Dio, ci mantengono vivi, ci impediscono di essere soddisfatti del nostro rapporto con Dio in maniera troppo affrettata. Dobbiamo continuamente tornare ad addentrarci a tentoni nel mistero di Dio.
