Riflettiamo - Dott. Giuliano Franzan

Dott. Giuliano Franzan
Psicologo - Sessuologo
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Riflettiamo

Il nostro vero bersaglio...

La dinamica della proiezione ci insegna che il nostro vero bersaglio, anche se ben camuffato, siamo sempre e solo noi.
Clara ha forti risentimenti nei confronti della madre e delle sorelle. Clara è la terza femmina e, a suo dire, anche la meno graziosa. Essendo meno aggraziata nei lineamenti rispetto alle sorelle, già da piccolina aveva avuto più difficoltà ad attirare le attenzioni del mondo adulto. La madre di Clara, dal canto suo, aveva fatto di tutto per essere una buona madre per lei, ma la sensazione di Clara era che ci fosse disparità di sentimenti con le sorelle. Clara si era sempre sentita il brutto anatroccolo e, crescendo, le cose non erano migliorate. Con l'adolescenza Clara aveva preso qualche chilo in più, mentre le sorelle continuavano a essere slanciate e a poter indossare vestiti che invece lei doveva limitarsi a guardare nell'armadio, in quanto le sue forme non le consentivano di scambiarsi abiti con loro. Clara, osservando la realtà attraverso il suo filtro percettivo, vedeva le sorelle maggiori solidali tra loro, mentre lei si sentiva esclusa e rifiutata. Clara avrebbe desiderato comprensione e sostegno da parte della madre, ma questo, almeno nella sua percezione, non era avvenuto, così aveva proiettato tutta la sua rabbia sulla madre e sulle sorelle, incolpandole del suo disagio, mentre in realtà, lei per prima, stava vivendo un chiaro rifiuto di se stessa.
Quando ci poniamo come vittime della vita, degli altri e delle circostanze, c'è ben poco da fare per guarire le nostre sensazioni. È necessario assumersi la responsabilità per poter agire con efficacia su di noi. La condanna degli altri nasconde in realtà la non accettazione delle nostre fragilità e, in generale, di noi stessi. Più critichiamo gli altri, più siamo rigidi con noi. A volte criticare gli altri serve proprio per cercare di sentirci meno indegni di quanto invece ci percepiamo a livello profondo. Sminuendo gli altri cerchiamo di riqualificare noi stessi, ma questa strategia, spesso inconscia, non funziona assolutamente. Più andremo a caccia di debolezze altrui, più noteremo le nostre, più giudicheremo gli altri, più giudicheremo noi stessi, anche se potremo non renderci conto della correlazione. È bene chiarire subito una cosa: tutto questo non avviene perché c'è un qualche dio che ci punisce, ma perché non siamo in grado di avere due metri di valutazione diversi, uno per noi e l'altro per gli altri. Certo, in apparenza li abbiamo, eccome, ma profondamente dentro noi stessi, il metro di giudizio che utilizziamo per gli altri è uguale al nostro. Questo significa che diventando più flessibili e amorevoli con gli altri, la prima persona che ne guadagnerà saremo noi. Solo se sapremo accogliere gli altri potremo imparare ad accogliere noi stessi e viceversa, non importa da dove iniziamo, se da noi o dagli altri, ma ciò che è importante è che comprendiamo che per avere una migliore qualità di vita non possiamo prescindere da questo.
A volte il giudizio che emettiamo può essere apparentemente positivo, ma ugualmente dannoso. Questo avviene ad esempio quando ammiriamo qualcuno e lo poniamo su un piedistallo: apprezzare una persona è assolutamente sano, ma non lo è più quando la rendiamo superiore a noi.
Eleonora è una splendida ragazza, tuttavia non riesce a piacersi, né sotto il profilo fisico, né sotto quello caratteriale. Si giudica poco attraente e debole di carattere. Quando parla di sé non fa che paragonarsi alle sue amiche, che lei trova più gradevoli esteticamente e dal carattere più deciso. L'esaltazione delle qualità delle altre ragazze è finalizzata a sminuire se stessa.
Ciò che Eleonora fa è confrontarsi con le amiche per trovare aspetti di lei che, a suo dire, non funzionano. È ovvio che Eleonora ha diverse qualità, anche fisiche e caratteriali, ma quelle sembra non vederle, quasi volesse sottolineare i suoi difetti e le sue mancanze. In questo caso, dunque, il giudizio di Eleonora è finalizzato a nutrire il suo senso di inferiorità. Per questo è tanto distruttivo. Se diamo energia a ciò che «funziona» in noi, invece di concentrarci su quelle che percepiamo essere le nostre aree di debolezza, troviamo più facilmente la strada della nostra realizzazione. È infatti difficile far fiorire noi stessi su un terreno altrui, cioè su quello che funziona negli altri e non in noi. Ognuno di noi ha talenti particolari e diversi da quelli di tutti gli altri: è proprio su questi talenti che dobbiamo concentrarci, invece di cercare di migliorare ciò che non è nelle nostre corde. Immaginiamo per un attimo che una persona con il talento per la musica si metta a fare il pittore e una persona con il talento per la pittura si metta a fare il musicista, bene, è molto probabile che diventeranno due persone mediocri, ma se, invece, si dedicheranno a ciò che la loro inclinazione naturale suggerisce, allora il mondo si arricchirà di un bravo musicista e di un bravo pittore.
Quante volte invece noi cerchiamo di essere altro da ciò che siamo? Cerchiamo di sopprimere parti del nostro carattere che non ci piacciono, senza pensare che spesso proprio quelle parti nascondono dei doni, dei talenti che aspettano di essere scoperti e valorizzati.

(I nomi delle storie raccontati sono inventati)
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