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Riflettiamo - Dott. Giuliano Franzan

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Dott. Giuliano Franzan
Teologo - Psicologo - Sessuologo - CTP
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Riflettiamo

Sessualità come relazione...

I contenuti del Magistero
Sarebbe interessante studiare il pensiero della Chiesa su questo argomento partendo dall'enciclica di Leone XIII sul matrimonio cristiano Arcanum Divinae Sapientiae. Tuttavia è sufficiente iniziare l'analisi dal Concilio Vaticano II.
Di questo argomento si parla nei nn. 49-50-51 della “Costituzione sulla chiesa e il mondo contemporaneo” (Gaudium et Spes). Il fatto che il testo preparato fu sottoposto a molteplici revisioni prima di giungere alla stesura definitiva, manifesta la premura dei Padri per il problema e la loro intenzione di superare una visione statica della vita matrimoniale in favore di una più umana, dinamica e interiore.
L’iter molto laborioso è indice di quanto i problemi fossero delicati ed avvertiti nella loro drammaticità. I punti salienti di questo documento sono l'amore coniugale e la fecondità nel matrimonio (questo secondo lo tratteremo in altro incontro).
Preoccupazione del Concilio fu quella di presentare l'amore coniugale "umano", inserito in tutta la personalità dell'uomo redento. “Un tale amore, unendo insieme valori umani e divini, conduce gli sposi al libero e mutuo dono di sé stessi, provato da sentimenti e gesti di tenerezza, e pervade tutta quanta la vita dei coniugi: anzi diventa più perfetto e cresce mediante il suo generoso esercizio. È ben superiore perciò alla pura attrattiva erotica... Questo amore è espresso e sviluppato in maniera tutta particolare dall'esercizio degli atti che sono propri del matrimonio; ne consegue che gli atti con i quali i coniugi si uniscono in casta intimità, sono onorabili e degni e, se compiuti in modo veramente umano, favoriscono la mutua donazione” (n. 49).
Con queste espressioni viene ribadito il pensiero della Chiesa sui contenuti più specificatamente umani delle manifestazioni amorose sessuali nella vita matrimoniale.
Interessante è l'ultima frase del n. 50: “Il matrimonio tuttavia non è stato istituito soltanto per la procreazione; ma il carattere stesso di patto indissolubile tra persone e il bene dei figli esige che anche il mutuo amore dei coniugi abbia le sue giuste manifestazioni, si sviluppi e arrivi a maturità. E perciò anche se la prole, molto spesso anche vivamente desiderata, non c'è, il matrimonio perdura come consuetudine e comunione di tutta la vita e conserva il suo valore e la sua indissolubilità”.
Il Concilio evidenzia dunque espressamente i contenuti amorosi intrinseci all'atto genitale senza per questo sottovalutare il contesto procreativo.
Qualche intervento di alcuni Padri Conciliari può aiutare a capire meglio questo punto:
“E’ tempo di far capire con chiarezza che ogni esercizio della facoltà sessuale, per essere buono, dev'essere anzitutto compiuto nel contesto d'un amore coniugale veramente cristiano e nella prospettiva d'una generosa e insieme prudente fecondità, senza badare esclusivamente all'integrità fisica dell'atto”. (Card. Colombo)
"L'amore coniugale ha un valore intrinseco, non soltanto in vista della procreazione, ma anche nei confronti del perfezionamento spirituale degli Sposi". (Mons. Urtasun – Francia)
"L'amore coniugale non può essere puramente e semplicemente identificato con l'atto coniugale... L'amore, strettamente considerato nel senso psicologico, è il motivo per il quale si contrae il matrimonio, ma l'amore coniugale deve prolungarsi per tutta la vita. Dalla dignità della persona umana consegue la dignità dell'atto coniugale; è la reciproca donazione che conferma l'indissolubilità del matrimonio, anche se la prole desiderata non venisse a soddisfare l'attesa degli sposi". (Mons. J. Reuss – Germania)
Le idee maturate durante il Concilio furono riprese da Paolo VI nella Humanae Vitae, enciclica sulla natalità del 25 luglio 1968.
Sull'amore coniugale il Papa così si esprime: “Per mezzo della reciproca donazione personale, loro propria ed esclusiva, gli sposi tendono alla comunione dei loro esseri in vista di un mutuo perfezionamento personale per collaborare con Dio alla generazione ed alla educazione della prole... In questa luce appaiono chiaramente le note e le caratteristiche dell'amore coniugale... È prima di tutto un amore veramente umano... È poi amore totale... È ancora amore fedele... È infine amore fecondo”. (HV 8-9)
Il Papa cerca di esporre i contenuti antropologici insiti nell'incontro genitale: “Questi atti... non cessano di essere legittimi se, per cause indipendenti dalla volontà dei coniugi, sono previsti dare la loro unione. Infatti, come l'esperienza attesta, non a ogni incontro coniugale segue una nuova vita”. (HV 11)
Questa tematica dell'atto coniugale come espressione di amore e veicolo di unità e armonia, è stata sottolineata anche da diversi Episcopati nei loro interventi di chiarificazione dell'enciclica.
“Questo amore è visto come una delle forme più alte e più umane dell'incontro tra l'uomo e la donna. Vissuto e sviluppato secondo la dignità propria dell'uomo, esso è, anche nella sua espressione fisica, l'espressione dell'amicizia personale e così gli sposi si completano e si arricchiscono a vicenda”. (Conferenza Episcopale Svizzera)
“La via concreta a una paternità responsabile non può ferire né la dignità della persona umana, né mettere in pericolo il matrimonio come comunione di amore fecondo”. (Episcopato Germania Ovest)
"E' importante tener conto di ambedue (donazione e procreazione). Questa donazione personale di sé deve manifestarsi in un linguaggio di amore. Se questo non si verificasse, si avrebbe proprio in questo caso una violazione dell'ordine del matrimonio voluto da Dio. Così alcune mogli sono amaramente deluse nel loro matrimonio”. (Dichiarazione Episcopato Austriaco)
In questo contesto la sessualità matrimoniale va vista con una mentalità positiva, che evidenzi tutti i suoi intrinseci valori. Gli sposi dovranno costantemente impegnarsi affinché il loro comportamento sia sempre squisitamente "umano" e mai ridotto a puro tecnicismo erotico.
Nella valutazione dei comportamenti sessuali emerge la figura del partner come "persona". Gli sposi giungono all'età adulta matrimoniale quando si pongono in una dimensione interiore di apertura all'altro. Al di là del contesto procreativo, l'atto sessuale implica il riconoscimento, l'accettazione e la donazione all'altro. Nella visione personalistica non c'è posto per la dimensione individualista ed egoista.
Sottrarre dai comportamenti sessuali la componente amore-donazione, la ricerca dell'altro e la dimensione affettiva, svilisce l'atto defraudandolo della sua caratteristica "umana".
K. Wojtyla al tempo dell'enciclica scrisse un libro sul rapporto amore-procreazione.
Divenuto Papa ne permise la ristampa. Ne trascrivo un brano per terminare con una riflessione più ufficiale sulla questione: “Non c'è ragione di sostenere che ogni atto sessuale debba obbligatoriamente tendere alla fecondazione, come sarebbe falso affermare che questa risulti da ogni atto sessuale... Ma ci si deve attendere da loro (sposi) l'accettazione del concepimento imprevisto. Sarebbe esagerato affermare: i rapporti coniugali sono ammissibili e giusti solo a condizione che gli sposi li compiano in vista della procreazione. Un tale atteggiamento sarebbe contrario all'ordine della natura... Ritornando ancora a quell'opinione citata prima, che i rapporti coniugali sono ammissibili e giusti solo nella misura in cui devono portare alla procreazione, rileviamo che un atteggiamento del genere può contenere una certa dose di utilitarismo (la persona, mezzo che serve per raggiungere un fine) ed essere in disaccordo con la norma personalistica. I rapporti coniugali hanno origine, e bisogna che lo abbiano, nell'amore coniugale reciproco, nel dono di sé che l'uno fa all'altro. Essi sono necessari all'amore e non soltanto alla procreazione. Il matrimonio è una istituzione d'amore e non soltanto di riproduzione. Non si tratta certamente di adottare l'atteggiamento: "Noi compiamo quest'atto per diventare genitori". E sufficiente dirsi: "Compiendo quest'atto sappiamo di poter diventare padre e madre e siamo pronti a questo". È sufficiente questo stato di coscienza per essere conformi al vero amore”. (K. Wojtila, Amore e responsabilità)
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