Riflettiamo - Dott. Giuliano Franzan

Dott. Giuliano Franzan
Psicologo - Consulente sessuale
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Che cos'è l'amore?...
Da sempre, da quando esiste, l'uomo si è interrogato su quel sentimento che va sotto il nome di «amore».
Realtà misteriosa e nello stesso tempo affascinante, l'amore è capace di trasformare la vita. Nessuno lo giudica superfluo o non necessario. Ognuno ne è sfiorato. L'amore costituisce uno dei temi più attraenti, di cui maggiormente si parla. Non se ne ha mai a sufficienza e ha occupato, di conseguenza, la riflessione delle varie scienze umane. Ci tocca veramente da vicino se è vero, come pare, che la maggior parte delle sofferenze, delle gioie, delle speranze, dei desideri, delle ansie umane, soprattutto giovanili - ma non solo - sono proprio legate all'amore.
Se tutto ciò corrisponde alla realtà, ci interessa allora approfondire questo tema.
Il titolo che volevo dare a queste nostre riflessioni era Il colore del grano, fa riferimento inevitabile a quel piccolo ma prezioso volumetto di Antoine de Saint-Exupéry, Il Piccolo principe, in cui ci imbattiamo nella storia della relazione che si stabilisce tra una volpe e un bambino.
«No», disse il piccolo principe. «Cerco degli amici. Che cosa vuol dire "addomesticare"?». «È una cosa da molto dimenticata. Vuol dire "creare dei legami"...», «Creare dei legami?» «Certo», disse la volpe. «Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo». «Comincio a capire», disse il piccolo principe. «C'è un fiore... credo che mi abbia addomesticato...», «È possibile», disse la volpe. «Capita di tutto sulla Terra»... Ma la volpe ritornò alla sua idea: «La mia vita è monotona... E io mi annoio perciò. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà come illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me, è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai i capelli color dell'oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticata. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano...». La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe: «Per favore... addomesticami», disse. «Volentieri», rispose il piccolo principe, «ma non ho molto tempo, però. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose». «Non si conoscono che le cose che si addomesticano»... «Che bisogna fare?», domandò il piccolo principe. «Bisogna essere molto pazienti», rispose la volpe. «In principio tu ti sederai un po' lontano da me, così, nell'erba. Io ti guarderò con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po' più vicino... ». Il piccolo principe ritornò l'indomani. «Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora», disse la volpe. «Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò a essere felice. Col passare dell'ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e a inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore... Ci vogliono i riti»... Cosi il piccolo principe addomesticò la volpe. E quando l'ora della partenza fu vicina: «Ah!», disse la volpe, «...piangerò». «La colpa è tua», disse il piccolo principe, «io non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi...». «È vero», disse la volpe. «Ma piangerai!», disse il piccolo principe. «È certo», disse la volpe. «Ma allora che ci guadagni?» «Ci guadagno», disse la volpe, «il colore del grano». Poi soggiunse: «Va' a rivedere le rose. Capirai che la tua è unica al mondo. Quando ritornerai a dirmi addio, ti regalerò un segreto... Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi».
In questo brano è descritto dunque un incontro. La volpe chiede al piccolo principe di «addomesticarla», di insegnarle, cioè, ad avere un rapporto personale. Essa vuole imparare ad amare!
Dal dialogo emergono alcune scoperte, di cui tutti in qualche modo facciamo esperienza.
- L'amore suscita inevitabilmente turbamenti di cuore: per questo la volpe raccomanda la puntualità, perché ci vogliono i «riti», abitudini o regole che creano sicurezza e danno stabilità al rapporto. Il turbamento nasce dall'aver toccato una fibra del cuore molto delicata: la fiducia. Quando ci si lega a qualcuno, sorge immediatamente in noi la domanda: Mi vorrà bene davvero? E, subito dopo: Mi sarà pienamente fedele?
- Viene presentata anche un'altra grande verità: la scoperta della preziosità, del segreto misterioso dell'altro, che illumina la propria vita. Questo è «il colore del grano».
La volpe afferma che la sua vita è monotona. Riflette così l'esperienza di chi vive il peso del quotidiano con un senso di opacità e pesantezza che grava su ogni cosa. Tutto appare senza senso se non si può contare su un rapporto significativo e, in esso, sull'amore. Tuttavia, soggiunge la volpe: «Se tu mi addomestichi, la mia vita sarà come illuminata». All'interno di un rapporto profondo, la realtà acquista nuova luce. Ci si vede da un'angolatura completamente rinnovata. Ci si accorge che non si è più come prima.
- Il rapporto allora diviene unico: «Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo mi farà uscire dalla tana, come una musica». La diversità, nella cadenza dei passi, sta nella fiducia, che contraddistingue il rapporto personale rispetto al sospetto e all'ansia sperimentata di fronte a quello vago e non rassicurante degli estranei.
- «E poi guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me, è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai i capelli color dell'oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticata. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano». È chiaro, dalle parole della volpe, come l'amore sia illuminazione. È l'occasione che viene offerta per acquisire ulteriori significati. Si aprono di fronte a noi spazi prima sconosciuti. La vita cambia. Si scopre una nuova possibilità di percepire se stessi. L'altro viene visto in modo diverso e anche la realtà assume un significato differente, noto soltanto a coloro che partecipano a riti comuni ed esclusivi. I poeti parlano dell'amore come di un evento che trasfigura e colora di nuovo ciò che prima era familiare ma non ancora colto nella sua essenzialità.
Come non restare colpiti dalla poesia ispirata dall'amore, presente in uno dei libri più poetici della Bibbia, il Cantico dei cantici? La natura stessa partecipa di una luce particolare. Tutto è trasfigurato dall'amore:
Alzati, amica mia, mia bella, e vieni! Ecco, l'inverno è passato, è cessata la pioggia, se n'è andata; i fiori sono apparsi nei campi, il tempo del canto è tornato e la voce della tortora ancora si fa sentire nella nostra campagna. Il fico ha messo fuori i primi frutti, e le viti fiorite spandono fragranza. Alzati, amica mia, mia bella, e vieni! O mia colomba, che stai nelle fenditure della roccia, nei nascondigli dei dirupi, mostrami il tuo viso, fammi sentire la tua voce, perché la tua voce è soave, il tuo viso è leggiadro (2,10,14).
- L'amore ha in sé anche una realtà dolorosa: la separazione. Di fronte alla meraviglia del piccolo principe, che non riesce a comprendere come mai si possa cercare un rapporto, pur sapendolo dolorosamente destinato al distacco, la volpe risponde: «Io ci guadagno il colore del grano». Qualcosa di personalissimo e di segreto rimane, al di là di ogni possibile separazione. L'assenza non distrugge il rapporto per chi, come la volpe, sa che «non si vede bene che con il cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi». Soltanto l'occhio di chi ama sa cogliere ciò che veramente conta, l'essenziale, il mistero inesprimibile e duraturo dell'altro, la sua preziosità, la sua bellezza, la sua unicità. È in nome di questa esperienza che si possono accettare i rischi dell'amore. Ogni amore è inevitabilmente «pericoloso», in quanto può causare difficoltà e dolore. Reca però con sé un qualcosa di indescrivibile, che permette di accettare anche le inevitabili difficoltà e fatiche. L'amore vale più di ogni sofferenza a esso collegata. E il cuore di ogni persona ne ha un estremo bisogno per vivere. Nulla è gravoso per chi sa di amare e di essere amato.

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