Riflettiamo
Lo Spirito Santo...

Oggi non vorrei riflettere tanto sulla presenza dello Spirito Santo in un ambito particolare, quanto vedere ciò che lo Spirito Santo è in ognuno di quei tre ambiti: nella Trinità, in noi e nella Chiesa. Scoprire gli aspetti più esistenziali - «per noi» - dello Spirito Santo, lasciandoci guidare da un maestro insuperabile in questo cammino, da sant'Agostino (cf. De Trinitate, XV).
Tre cose troviamo attribuite, con particolare insistenza, allo Spirito Santo nel Nuovo Testamento: lo Spirito Santo è dono, lo Spirito Santo è comunione, lo Spirito Santo è gioia.
Lo Spirito Santo è dono! Basta pronunciare questa parola, perché, attraverso la Bibbia, si accendano come tanti punti luminosi che si richiamano a vicenda, fino a formare un'unica scia di luce. Gesù dice alla Samaritana: Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: Dammi da bere!, tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva (Gv. 4, 10). Come facciamo noi a sapere che quel «dono di Dio» indica proprio lo Spirito Santo? Lo leggiamo poco più avanti nello stesso Vangelo di Giovanni: Chi ha sete venga a me e beva... Questo egli disse riferendosi allo Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui (Gv. 7, 37-39). Il dono è l'acqua viva e l'acqua viva è lo Spirito! L'apostolo Paolo, a sua volta, dice che Gesù, ascendendo al cielo, ha distribuito doni agli uomini (Ef. 4, 8); ma che cos'è che Cristo ha dato agli uomini dopo la sua ascensione al cielo, se non, appunto, lo Spirito Santo che ha effuso a Pentecoste sui discepoli? Esso è il grande, unico, immenso Dono che, cadendo sulla Chiesa, si rifrange in tanti doni diversi che sono i carismi, come la luce che, a seconda dei corpi sui quali piove, suscita colori diversi. Il Dono unico si divide in tanti doni per tornare a ricomporsi in unità nella Chiesa, per la quale tutti i doni sono dati. Avviene come nell'Eucaristia: il pane che contiene il corpo di Cristo viene spezzato per essere distribuito; ma poi torna a riunirsi per formare di nuovo un solo pane più grande che è la Chiesa.
Lo Spirito Santo è detto dunque dalla Scrittura «il dono di Dio». Ma egli è detto anche comunione (cf. 2Cor. 13,13). Anzitutto, comunione del Padre e del Figlio tra di loro; solo lo Spirito Santo nella Trinità porta un nome comune a tutte e tre le Persone divine, perché tutto in Dio è «Spirito» e tutto è «santo», mentre non tutto si può chiamare Padre e nemmeno tutto Figlio. Egli è lo Spirito di ambedue, il Padre e il Figlio, come inculca la stessa Scrittura quando chiama lo Spirito Santo ora «Spirito del Padre o di Dio», ora «Spirito del Figlio suo Gesù Cristo». Lo Spirito Santo è dunque la comunione del Padre e del Figlio tra di loro, la scaturigine di ogni comunione e di ogni comunità. È proprio per questo motivo trinitario che egli è anche comunione tra noi e Dio: «Il Padre e il Figlio hanno voluto che noi avessimo comunione tra noi e con loro per mezzo di ciò che è comune in seno ad essi e hanno voluto riunirci in unità per quello stesso dono che essi hanno in comune tra loro» (sant' Agostino, Ser. 71, 12, 18; PL 38,454).
La comunione personale con Dio e quella ecclesiale tra di noi scaturiscono tutte dall'unica fonte che è lo Spirito; scaturiscono dalla comunione trinitaria. L'espressione: «Nell’unità dello Spirito Santo» che ascoltiamo nella liturgia esprime, sotto forma di preghiera, questa visione e significa: nell'unita che è lo stesso Spirito Santo.
Lo Spirito Santo, in terzo luogo, è gaudio, gioia. Anche di ciò la prova è nella Scrittura: I discepoli erano ripieni di gioia e di Spirito Santo (At. 13, 52); Il Regno di Dio è gioia nello Spirito Santo (Rom. 14, 17); Il frutto dello Spirito Santo è amore, gioia, pace (Gal. 5,22). La consolazione, che è una modalità della gioia, (la gioia nella tristezza!), appartiene a tal punto allo Spirito Santo che Gesù ne fa il suo nome proprio: il Consolatore! Anche questa prerogativa discende dalla vita intima della Trinità: «L'ineffabile abbraccio del Padre e del Figlio non è senza gaudio, senza amore e gioia. Questa dilezione, questo piacere, questa felicità nella Trinità è lo Spirito Santo. Egli è la soavità del generante e del generato ed inonda della sua liberalità e della sua abbondanza immensa tutte le creature secondo la loro capacità» (sant'Agostino, De Trin. VI, 10, 11). Lo Spirito Santo - per dirla con sant'Ambrogio - è quel «fiume di Dio» (cf. Sal. 46) che discende dall’alto, dalla Trinità, e che «con i suoi ruscelli rallegra la città di Dio», cioè la Chiesa (De Spir. S. III, 155ss.).
Tutti e tre questi tratti distintivi dello Spirito Santo raccolti dalla Scrittura - dono, comunione, gioia - convergono verso una realtà che li contiene: l'amore! Il dono è segno di amore; Paolo chiama l'amore il dono (carisma) più alto, quello senza il quale tutti gli altri doni, per quanto sublimi, come il parlare la lingua degli angeli, a nulla giovano (cf. 1Cor. 13, 3ss.); lo Spirito Santo, anzi, non è chiamato propriamente Dono che a motivo dell'amore. Anche la comunione è effetto di amore e non avrebbe alcun contenuto se fosse disgiunta da esso; essa è condivisione e circolazione di amore tra più persone dotate di intelligenza e di libertà. Infine, da che proviene la gioia se non dall'amare e dall'essere amati? L'amore è quel peso che ci attira verso il luogo del nostro riposo, cioè verso l'appagamento e la gioia: ognuno è tratto dal peso del suo desiderio (cf. sant'Agostino, Conf. XIII, 9).
Ma se tutto ciò che si dice dello Spirito Santo nella Scrittura converge verso l'amore, allora è ora che noi facciamo il passo decisivo e apriamo gli occhi alla grande rivelazione: lo Spirito Santo è lui quel Dio di cui parla il Nuovo Testamento quando dice: Dio è amore! (1Gv. 4, 8.16). Tutto, certamente in Dio è amore; ma lo Spirito Santo è amore in senso proprio, personale, non solo naturale; di lui si dice esattamente la stessa cosa che si dice dell'amore, cioè che «procede da Dio» (cf. 1Gv. 4, 7): «procede», non: è generato. Che cos'è allora - o, meglio, chi è - quell'amore di Dio che nel Battesimo è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo (cf. Rom. 5, 5)? Non altri che lo Spirito Santo stesso! Egli non effonde qualcosa di estraneo, ma se stesso; non una cosa, ma una persona: Egli dimora presso di voi e sarà in voi (Gv. 14, 17). Non si tratta qui, almeno primariamente, del nostro amore per Dio, ma dell'amore che Dio ha per noi; non di un amare, quanto piuttosto di un essere amati (Cf. 1Gv. 4, 10).
È nello Spirito Santo dunque che noi amiamo Dio; egli si immedesima a tal punto con noi da assumere la nostra stessa voce e gridare: Abba, Padre! (un grido, questo, che si addice a noi, ma non a lui che non è «figlio» del Padre, ma solo «procede» dal Padre); senza di lui, grida a vuoto chiunque grida a Dio: Abba! e chiunque grida a un altro uomo: Fratello!
Lo Spirito Santo è il «luogo» dell'amore di Dio e dell'amore del prossimo (l'uno non può stare senza l'altro!); i due massimi comandamenti sono riuniti in lui che è perciò la legge nuova, «legge spirituale» e interiore. I giudei, a Pentecoste, celebravano la festa del conferimento della legge (cf. Es. 19, 1ss.); noi, nello stesso giorno, celebriamo la venuta dello Spirito Santo! In ciò si misura la distanza tra l'Antico e il Nuovo Testamento: là, la legge scritta su tavole di pietra che non fa che rivelare il peccato; qui, la legge scritta nel cuore che permette, non solo di vedere il bene, ma anche di farlo.
Che cos'è allora, per finire, lo Spirito Santo «per noi» che ci eravamo proposti di scoprire oggi? È il «cuore nuovo» (cf. Ez. 11, 19), il cuore di carne dato all'uomo redento da Cristo perché sia capace di farsi amare da Dio, di amare Dio e di amare i fratelli. È davvero per noi il «massimo dono», dono che racchiude ogni possibilità di comunione e di gioia.
Quale tristezza - e quale responsabilità! - se, dopo ciò, non sappiamo amare, non sappiamo fare comunione e non sappiamo essere nella gioia!
