Riflettiamo - Dott. Giuliano Franzan

Dott. Giuliano Franzan
Psicologo - Consulente sessuale
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Riflettiamo

L' amare: il tempo della scelta...
Proprio in base alle caratteristiche di totalità e di esclusività, di cui abbiamo parlato in precedenza, l'amore sponsale obbliga a una decisione.
Il perché si scelga una persona invece di un'altra rimane sempre un mistero. Sono le «leggi del cuore» a regolare questo processo. Un cuore che sa ascoltare la propria interiorità, dove, oltre all'attrattiva che l'altro suscita in sé, c'è la capacità di leggere secondo il proprio mondo valoriale. È tuttavia importante prendere in considerazione alcune motivazioni psicologiche, che possono interferire nella scelta del partner.
Prederemo come metro di misura il rapporto di coppia; non dimentichiamo che tutta la Sacra Scrittura usa questa simbologia per parlare dell’amore, dell’amore di Dio per l’uomo.
La prima è quella relativa all'influenza delle esperienze passate.
Spesso, senza volerlo, si è portati a scegliere qualcuno che, a nostra insaputa, ci ricorda una persona significativa dell'infanzia, favorendo cosi il ripetersi, nel presente, di un'esperienza ormai lontana nel tempo. Sovente la ragazza sceglie consciamente, ma più spesso anche in modo inconscio, qualcuno che le ricordi il padre, e il ragazzo, una che si avvicini all'immagine della madre. Talvolta la decisione è presa a livello consapevole, in opposizione alle figure parentali. Dopo un po' di tempo, però, si scopre che quella realtà che sembrava molto diversa di fatto finisce per rivelarsi del tutto simile a quella che si voleva evitare. Così la ragazza, stanca di subire le angherie del «padre-padrone», potrà correre il rischio di scegliere un marito colto e raffinato, che, in modi diametralmente opposti, tenderà lo stesso a svalutarla, a umiliarla e a soggiogarla. Il ragazzo, stanco di una madre fredda e dominatrice, potrà scegliersi una moglie brillante e vivace, la quale, invece che con il distacco, lo dominerà con le sue emozioni esasperate.
Non intendiamo parlare di questo fenomeno quasi fosse una «condanna» che incombe su qualsiasi legame matrimoniale. È vero che, nella scelta del partner, è sempre presente un duplice desiderio: quello di ricuperare un'esperienza positiva e affettivamente ricca del passato e, nello stesso tempo, di sanare un'antica ferita, nata da conflitti infantili. È altrettanto vero, però, come dicono le parole di un saggio, che chi non conosce il proprio passato è destinato a ripeterlo. Sarà necessario dunque un impegno per un cammino di consapevolezza che permetta di prendere coscienza dei propri limiti personali, uniti a quelli dei propri genitori. Questa è una delle condizioni per poter scegliere il partner in modo libero e maturo.
Il secondo ambito cui prestare attenzione è quello dell'idealizzazione, un fenomeno sempre presente nella scelta della persona amata.
Nella preadolescenza essa sostiene quel tipo di rapporto che possiamo definire «infatuazione». Il «lasciarsi prendere», l'invaghirsi dell'altro, perché è bello, «il più bello»; è simpatico, «il più simpatico», piace. L'altro, di cui non si colgono i limiti, almeno per... una settimana! Questo tipo di amore, infatti, in genere non resiste più a lungo. L'adolescente, più che amare una persona, un coetaneo, ama l'amore, questa misteriosa esperienza da cui, uscendo dall'infanzia, si è sentito misteriosamente attratto.
Nell'età giovanile l'infatuazione lascia spazio all'innamoramento vero e proprio. Qui l'idealizzazione ha una funzione molto positiva, in quanto rafforza l'attrazione, sostiene il legame. Essa quindi non è segno di immaturità, nella misura in cui mantiene un'ampia componente di realismo. È dunque importante, al fine di distinguere tra processo adulto o infantile, sapersi porre la seguente domanda: In che misura l'idealizzazione che vivo è un fenomeno naturale, una semplice accentuazione di elementi positivi e in che misura invece comporta una distorsione della realtà? Che cosa intendiamo con quest'ultima espressione?
Ci riferiamo a un modo fortemente irrealistico di vedere l'altro, che fa di lui, o di lei, una persona molto diversa da quella che è in realtà. È come se la si guardasse in uno specchio magico, che rende più attraenti, elimina le imperfezioni, fa scomparire le rughe, rende regolari i lineamenti. Che delusione poi trovarsi davanti una persona «normale», mentre la si era sempre vista come una dea o un dio. L'idealizzazione arriva a tanto e spesso rende miopi e purtroppo, talvolta, anche ciechi.
Dove ha origine tale «disturbo visivo»? Non certo nella persona amata, ma in chi ama, il quale, essendo bisognoso di trovare amore, di soddisfare un bisogno di affetto, attribuisce all'altro le qualità desiderate, che purtroppo possono essere inesistenti. In questo caso, non ci si innamora dell'altro ma dell'immagine irrealistica, idealizzata, che si ha di lui e che non corrisponde alla persona concreta. Seri problemi possono sorgere nella coppia, quando il rapporto diventa duraturo, se il partner viene scelto lasciandosi guidare da questo meccanismo inconscio di idealizzazione. Lo scarto tra desiderio e realtà è troppo grande. La delusione subentra all'illusione ed è inversamente proporzionale alla idealizzazione.
Quanto elevata è l'idealizzazione, tanto profonda e amara è la delusione. Si vengono così a creare penosi circoli viziosi dove il divario tra la componente ideale e quella reale è così ampio da risultare insanabile. Ecco allora le «naturali» conseguenze: il divorzio o la tensione perenne tra sposi.
L'idealizzazione tuttavia non ha sempre un valore distruttivo. Possiamo guardare l'altro con occhi resi miopi o quasi ciechi da conflitti personali, dal nostro pretenzioso egoismo. Possiamo però anche osservarlo con uno sguardo che si avvicina a quello di Dio: lo sguardo del cuore che, amando, trasfigura l'immagine dell'amato e, più che cogliere ciò che egli è, intuisce la «bellezza» a cui può pervenire. In questo caso, più che di circolo «vizioso», potremmo parlare di circolo «virtuoso», che stimola a crescere, ad amare.
Giustamente Jean Guitton parla di un «potere creatore», che nasce da questo processo di idealizzazione: «Colui che ama d'amore sostituisce alla percezione di ciò che egli è nella sua coscienza personale l'immagine di ciò che egli è nella coscienza dell'altro, e così guarisce da quell'odio di sé che è provocato dall'amor proprio. Al posto dell'autocoscienza sempre un po’ tormentata, c'è allora un'immagine di sé nuova, fresca, innocente, nella quale ognuno degli aspetti del carattere fisico e morale è idealizzato. L'amore mi proietta continuamente questa immagine nella coscienza che ho di me, creando in tal modo un vero e proprio doppio. Cosi quel secondo essere superiore a me stesso e che l'ideale morale mi costringe a realizzare, l'amore me lo fa raggiungere facilmente... Questa immagine, quando procede dall'amore di un'altra persona, ha un potere creatore. Ecco perché ognuno di noi agisce, realizza, addirittura esiste in misura corrispondente di ciò che la persona che lo ama lo crede capace. Il segreto dell'educazione sta nell'immaginare ogni persona un po’ migliore di quanto in realtà non sia. Che cosa sono io se non ciò che mi credono le persone che mi amano? La coscienza, quando si chiude in se stessa, si inaridisce e si tormenta, ma quando si apre all'amore si libera dalle catene interiori. Soltanto quando accoglie l'amore, la coscienza sboccia. Cosi, nel circuito dell'amore, la risposta contiene più della domanda e il dono che si riceve più del dono che si fa. Amare è bello, essere amati rende migliori, a patto però che l'amore ricevuto sia amore dettato dall'ammirazione» (J. Gultton, L’amore umano, Rusconi, Milano 1989, pp. 78-79).
Per tale motivo, prima di una scelta definitiva, sarebbe opportuno porsi qualche interrogativo:
- In che misura sono disposto ad accettare il mio e il suo limite nella verità?
- Siamo in grado e ci impegniamo a percorrere insieme un cammino di superamento dei nostri difetti?
- So cogliere il valore, le doti della persona che amo?
- Le comunico il mio apprezzamento, aiutandola così a sviluppare ulteriormente le sue qualità?
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