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Riflettiamo - Dott. Giuliano Franzan

Dott. Giuliano Franzan
Teologo - Psicologo - Sessuologo - CTP
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Riflettiamo

Lo Spirito Santo...

Come abbiamo visto nella riflessione precedente, tutti e tre questi tratti distintivi dello Spirito Santo raccolti dalla Scrittura - dono, comunione, gioia - convergono verso una realtà che li contiene: l'amore! Il dono è segno di amore; Paolo chiama l'amore il dono (carisma) più alto, quello senza il quale tutti gli altri doni, per quanto sublimi, come il parlare la lingua degli angeli, a nulla giovano (cf. 1Cor. 13, 3ss.); lo Spirito Santo, anzi, non è chiamato propriamente Dono che a motivo dell'amore. Anche la comunione è effetto di amore e non avrebbe alcun contenuto se fosse disgiunta da esso; essa è condivisione e circolazione di amore tra più persone dotate di intelligenza e di libertà. Infine, da che proviene la gioia se non dall'amare e dall'essere amati? L'amore è quel peso che ci attira verso il luogo del nostro riposo, cioè verso l'appagamento e la gioia: ognuno è tratto dal peso del suo desiderio (cf. sant'Agostino, Conf. XIII, 9).
Ma se tutto ciò che si dice dello Spirito Santo nella Scrittura converge verso l'amore, allora è ora che noi facciamo il passo decisivo e apriamo gli occhi alla grande rivelazione: lo Spirito Santo è lui quel Dio di cui parla il Nuovo Testamento quando dice: Dio è amore! (1Gv. 4, 8.16). Tutto, certamente in Dio è amore; ma lo Spirito Santo è amore in senso proprio, personale, non solo naturale; di lui si dice esattamente la stessa cosa che si dice dell'amore, cioè che «procede da Dio» (cf. 1Gv. 4, 7): «procede», non: è generato.
Che cos'è allora - o, meglio, chi è - quell'amore di Dio che nel Battesimo è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo (cf. Rom. 5, 5)? Non altri che lo Spirito Santo stesso! Egli non effonde qualcosa di estraneo, ma sé stesso; non una cosa, ma una persona: Egli dimora presso di voi e sarà in voi (Gv. 14, 17). Non si tratta qui, almeno primariamente, del nostro amore per Dio, ma dell'amore che Dio ha per noi; non di un amare, quanto piuttosto di un essere amati (Cf. 1Gv. 4, 10).
È nello Spirito Santo dunque che noi amiamo Dio; egli si immedesima a tal punto con noi da assumere la nostra stessa voce e gridare: Abba, Padre! (un grido, questo, che si addice a noi, ma non a lui che non è «figlio» del Padre, ma solo «procede» dal Padre); senza di lui, grida a vuoto chiunque grida a Dio: Abba! e chiunque grida a un altro uomo: Fratello!
Lo Spirito Santo è il «luogo» dell'amore di Dio e dell'amore del prossimo (l'uno non può stare senza l'altro!); i due massimi comandamenti sono riuniti in lui che è perciò la legge nuova, «legge spirituale» e interiore. I giudei, a Pentecoste, celebravano la festa del conferimento della legge (cf. Es. 19, 1ss.); noi, nello stesso giorno, celebriamo la venuta dello Spirito Santo! In ciò si misura la distanza tra l'Antico e il Nuovo Testamento: là, la legge scritta su tavole di pietra che non fa che rivelare il peccato; qui, la legge scritta nel cuore che permette, non solo di vedere il bene, ma anche di farlo.
Che cos'è allora, per finire, lo Spirito Santo «per noi» che ci eravamo proposti di scoprire oggi? È il «cuore nuovo» (cf. Ez. 11, 19), il cuore di carne dato all'uomo redento da Cristo perché sia capace di farsi amare da Dio, di amare Dio e di amare i fratelli. È davvero per noi il «massimo dono», dono che racchiude ogni possibilità di comunione e di gioia.
Quale tristezza - e quale responsabilità! - se, dopo ciò, non sappiamo amare, non sappiamo fare comunione e non sappiamo essere nella gioia!
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