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Riflettiamo - Dott. Giuliano Franzan

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Dott. Giuliano Franzan
Teologo - Psicologo - Sessuologo - CTP
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Riflettiamo

Sessualità come relazione...

Analisi biblica
Continuiamo la nostra riflessione...
Il libro della Genesi ci riporta due narrazioni della creazione: 1, 26-28 e 2, 18-24.
Nella prima si legge: “Dio benedisse Adamo ed Eva e disse loro: siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e assoggettatela”.
Nella seconda è subito evidente il progetto divino: “Non è bene che l'uomo sia solo; voglio (Dio) dargli un aiuto che sia simile a lui... Perciò l'uomo abbandona il padre e la madre e si unisce alla donna e i due diventeranno una sola carne”.
Si tratta di due descrizioni non in contrasto ma complementari. Il loro confronto fa emergere un'importante differenza esistenziale. Gen 2 accentua maggiormente il dono scambievole dell'amore e concentra l'attenzione più sulla dinamica della coppia, sulla profondità e misteriosità dell'essere umano; Gen 1 evidenzia il mandato divino di proliferare e di prolungare il genere umano nel tempo.
“Nel primo racconto (Gen 1, 26-28) si parla della creazione dell'uomo a immagine di Dio, della distinzione dei sessi, del dominio dell'uomo sulle altre creature... Nel secondo, l'uomo è nel paradiso della felicità senza ombre quando Dio crea la donna... che possa colmare la solitudine in una società che perciò non può limitarsi al rapporto fisico. La scoperta della donna è per l'uomo motivo di un trasalimento di gioia e di meraviglia, preludio dell'attrazione personale, di una comunione di vita di due esseri uguali più profonda e più forte di altri legami naturali e spiritualí”.
La storia dell'opera creativa esposta nel cap. 1 è una descrizione cosmica ed analitica.
A ogni singola creazione fa seguito un commento antropologico da parte di Dio (... “e Dio vide che tutto ciò era buono”) indicante che tutto (anche la sessualità umana) è "buono". La sessualità allora non va più intesa come forza fatale e demoniaca destinata a torturare gli uomini e ad allontanarli dal Creatore, ma come realtà voluta da Lui per il loro bene.
L'Autore sacro modella la descrizione con l'intento di correggere due concezioni allora dominanti:
1) la sessualità è buona perché voluta da Dio (superamento dello stadio demoníaco); 2) la sessualità è un risultato dell'attività creativa divina, e non deve essere fraintesa come caratteristica della divinità (superamento dei culti sessuali).
I contenuti interiori della sessualità sono meglio evidenziati nel contesto del secondo capitolo.
L'elemento emergente è la situazione dell'uomo: prima in solitudine, poi in compagnia. Secondo lo stile antropomorfo usato, Dio si accorge di aver creato l'uomo "solo" e sembra prendere talmente coscienza del disagio conseguente a questo “vuoto” esistenziale, da esclamare: “Non è bene che l'uomo sia solo”.
Forse a prima vista ci si sarebbe aspettati che Dio avesse dato all'uomo un altro "compagno" per non farlo sentire più "solo". La scontentezza dell'uomo non consiste tanto nel fatto che si trova senza alcun altro essere umano, quanto nell'avvertire in sé stesso una forma assoluta di insufficienza e di limitatezza che non può essere colmata dalla presenza di una lunga serie di esseri "come" lui, ma dalla presenza di un solo essere “differente ma simultaneamente complementare” a lui: la donna. E per questo che Dio nella sua saggezza e sensibilità pedagogica non dà all'uomo un compagno ma una "compagna".
“La donna cancella ogni solitudine; i dolori, le gioie, le ansie, gli interrogativi dell'uomo ora si trasfonderanno nel cuore di un'altra creatura, un aiuto che gli stia di fronte”.
Il testo originale ebraico evidenzia meglio questa parità-differenza. Mentre la lingua italiana infatti (e le altre lingue europee) usano due vocaboli diversi (uomo e donna) per indicare la bipolarità umana, quella ebraica mostra meglio la complementarità attraverso la radice in comune 'ish'-uomo, 'isshah'-donna). Letteralmente i vocaboli andrebbero tradotti: uomo e uoma. In questo modo anche linguisticamente viene espressa la comunanza della stessa natura umana ad ambedue gli esseri.
La complementarità emerge anche dal fatto che il vocabolo 'is' diverse volte viene usato nel significato di "marito", indicante così non soltanto l'uomo nella sua natura ma anche nella sua tipologia sessuale, in modo da motivare l'attrazione che l'uomo e la donna provano vicendevolmente, attrazione non solo fisico-sessuale ma anche intellettivo - spirituale.
Questo arricchimento complementare può spingersi sino a una forma totale di annientamento-completamento (morte-vita), così da formare di due esseri incompleti un solo nuovo essere completo: “e i due diventeranno una sola carne”: “Tra i due c'è un'omogeneità, una quasi-identità, una comunione così profonda da renderli un'unica esistenza, un solo nome, una sola carne”.
Viene qui evidenziata la totalità dei contenuti sessuali. L'elemento principale da notare è che la vita matrimoniale non viene vista solo in funzione della procreazione (ripetizione monotona come nelle sfere zoologiche inferiori), ma anche finalizzata all'unione e fusione completa delle persone.
Per concludere: nella Bibbia la dimensione unitiva e quella procreativa sono compresenti senza accenni a una priorità.
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