Riflettiamo - Dott. Giuliano Franzan

Dott. Giuliano Franzan
Psicologo - Consulente sessuale
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La teologia del corpo in San Giovanni Paolo II

I grandi temi aperti dalla teologia del corpo
Per concludere ci domandiamo quali sono i grandi temi teologici a cui ci apre la teologia del corpo di Giovanni Paolo II e quali contributi essa offra alla cultura odierna e al dialogo fede-ragione.
A) Contributi nell’ambito della teologia
Per rispondere alla prima domanda, descriverò quali sono, a mio avviso, i grandi temi teologici che apre la teologia del corpo e quali potrebbero essere gli sviluppi ulteriori di questa teologia.
a. Innanzitutto la teologia del corpo apre nuovi orizzonti all’antropologia cristiana che, dalla seconda metà del secolo XX si è andata costituendo come materia teologia indipendente, formatasi dalla riunione di alcuni trattati teologici classici (Dio Creatore, peccato originale, grazia). In un mondo nel quale le grandi cosmo-visioni culturali si giocano in torno alle antropologie è quanto mai auspicabile che anche l’antropologia cristiana possa presentare con chiarezza e fondatezza le sue proposte. Gli approcci classici ad essa sempre sono validi. Ma non c’è dubbio che il dialogo con le altre proposte antropologiche diventi un’urgenza. La teologia del corpo con la sua proposta di un’antropologia adeguata che rispetti l’integrum di ciò che è umano e che eviti i diversi riduzionismi è una strada che può aprire molte porte, prima chiuse, all’antropologia cristiana. Si tratta però di una strada, non dell’unica strada e questo è importante anche ricordarlo per evitare assolutizzazioni che non giovano alla teologia che, come sappiamo, lascia spazio, dentro alla fedeltà al Magistero e alla Tradizione, diverse proposte percorribili.
b. Dentro al gran alveo dell’antropologia cristiana, la teologia del corpo ripropone con nuovo vigore il tema del rapporto tra natura e grazia offrendo una visione nuova di stampo personalistico dove si rispetta da un lato il potere della natura. L’inizio di cui parla Gesù (Mt 19, 4) ha ancora una validità antropologica e se è vero che questo inizio “ci dice relativamente poco sul corpo umano, nel senso naturalistico e contemporaneo della parola”, “tuttavia, al tempo stesso - e forse proprio a motivo dell’antichità del testo - la verità importante per la visione integrale dell’uomo si rivela in modo semplice e pieno”[1]. La concupiscenza, che segna la vita dell’uomo dopo il peccato, non intacca le fondamentali strutture della sua natura e permette un azione decisiva alla redenzione di Cristo che, parlando al cuore di ogni uomo, sanandolo ed elevandolo con la grazia, gli restituisce la sua dignità e gli dà la possibilità di agire con un nuovo ethos liberante e santificante la persona. La posizione di Giovanni Paolo II equidista dal rigido pelagianesimo che misconosce gli effetti devastanti del peccato originale e da un altrettanto rigido agostinismo radicale (non è il vero agostinismo) che diluisce il valore della natura e della libertà.
c. La teologia del corpo di Giovanni Paolo II si caratterizza per un apertura al personalismo cristiano che non abbandono però le posizioni di una teologia e filosofie tradizionali né un fondamentale tomismo. Questo lo si mostra in modo speciale nella teologia dell’amore incentrata sul concetto di dono. Il significato sponsale del corpo e fatto che la creazione è un atto di amore originario, un dono primordiale, presentano la persona come colei che è capace di esprimere l’amore, “quell’amore appunto nel quale l’uomo diventa persona”[2]. La persona solo si può capire a partire dall’Amore. Solo nell’amore si trova la felicità[3]. La teologia del corpo ha aperto così nuovi spiragli alla teologia dell’amore che è stata anche sviluppata in modo magistrale nella prima enciclica del Papa Benedetto XVI Deus Caritas est.
d. L’intrinseco legame tra antropologia e etica che appare dalla teologia del corpo di Giovanni Paolo II permette di mettere anche in una luce più chiara alcuni aspetti di teologia morale dandoli una inquadratura di più ampio respiro. Si pensi per esempio alle magnifiche riflessioni offerte nelle catechesi che trattano del corpo umano come oggetto dell’opera d’arte. Un approccio più personalistico alla teologia morale permetterà di capire meglio le esigenze dell’ethos cristiano senza però restringerlo nelle strettezze della sola regola morale, ma aprendolo a ciò che egli chiama in altri suoi scritti “norma personalista”, una norma cioè che è tutta impregnata dall’ethos cristiano che la anima dal di dentro.
e. L’insieme di antropologia ed etica permettono una presentazione nuova e originale della sessualità umana che rispetti i suoi caratteri originali di purezza originaria e allo stesso tempo capisca le possibili deformazioni che la concupiscenza può causare. La teologia dell’amore e del dono sponsale sono capaci di trasformare la visione della sessualità conferendole il tocco personale di cui è dotata sin dall’inizio ma allo stesso tempo si propone una purificazione del cuore. La visione cristiana sull’uomo permetterà a sua volta l’edificazione di una pedagogia dell’amore e della sessualità che cristallizzano nella virtù cristiana della purezza. Lo stesso Papa lo aveva chiaramente intuito: “la teologia del corpo, quale ricaviamo da quei testi chiave delle parole di Cristo, diventa il metodo fondamentale della pedagogia, ossia dell’educazione dell’uomo dal punto di vista del corpo … Quella pedagogia può essere intesa sotto l’aspetto di una specifica spiritualità del corpo[4]. Questa pedagogia è specialmente necessaria nel contesto culturale di un’emergenza educativa in cui si trova il mondo degli adolescenti e dei giovani.
f. La teologia del corpo proietta una nuova luce sul matrimonio cristiano e sulla famiglia. Infatti il notevole sviluppo della teologia del matrimonio e della famiglia degli ultimi decenni è senza dubbio debitrice della dottrina di Giovanni Paolo II. Il matrimonio cristiano si situa nella linea del grande sacramento primordiale che è il corpo umano e si apre alla fecondità e alla vita di famiglia come communio persona rum, ambiente dove si vive la gratuità dello scambio del dono.
B) Contributi alla cultura contemporanea
La teologia del corpo di Giovanni Paolo II non ha solo contribuito ad aprire nuove prospettive nell’ambito della teologia cattolica, ma si presenta come un modello culturale importante dove si rapportano vicendevolmente in modo fruttuoso fede e ragione.
Il grande contributo che la teologia del corpo può offrire alla cultura contemporanea, mi sembra, è una specie di riscatto del corpo. Una cultura fortemente erotizzata diventa una cultura dove si perde il legame che unisce eros e ethos e dissolve la morale con il conseguente abbassamento del livello etico della società e della banalizzazione dei rapporti umani. La teologia del corpo situa in un’antropologia adeguata il corpo umano, senza disgiungerlo dalla vera spiritualità, dandole un carattere personalista e profondamente umano. Questo vuol dare al corpo il peso che gli è dovuto sottolineando allo stesso tempo il suo limite intrinseco che verrà però riscattato dal compimento della redenzione al momento della risurrezione. Un importante contributo culturale (ed ecclesiale) è che la teologia del corpo permette in modo fecondo di combinare ragione e fede.
Poter ascoltare e riflettere sulla parola Dio servendosi di strumenti metodologici provati, come lo fa Giovanni Paolo II, è di gran aiuto per una migliore comprensione della rivelazione e giovano ad approfondire il significato ultimo di tale parola. Questa simbiosi di ragione e fede servirà di modello per altri tentativi che si potranno mostrare ugualmente fecondi tra le due ali che ci elevano alla conoscenza della verità[5].


[1] Uomo e donna… p., 106, Catechesi del 2 aprile 1980.
[2] Uomo e donna …, p. 77, Catechesi del 16 gennaio 1980.
[3] Uomo e donna …, p. 81, Catechesi del 30 gennaio, 1980: “La felicità è il radicarsi nell’Amore”.
[4] Uomo e donna …, p. 236.
[5] Cf. Fides et Ratio, n. 1.
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