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Riflettiamo - Dott. Giuliano Franzan

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Dott. Giuliano Franzan
Teologo - Psicologo - Sessuologo - CTP
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Riflettiamo

Le tre coordinate della preghiera...

Affronteremo nelle prossime riflessioni le coordinate importanti della preghiera.
1 L’incontro con se stessi
Per poter incontrare Dio devo prima di tutto incontrare me stesso, devo essere conscio di me stesso: ma normalmente non lo sono. Infatti se mi osservo scopro che i miei pensieri vagano qua e la, scopro di essere da qualche parte coi miei pensieri ma di non essere conscio di me stesso. Non ho alcun contatto con me stesso, i pensieri mi strappano da me stesso e mi conducono altrove. Non sono io a pensare, ma al contrario si pensa in me, i miei pensieri diventano indipendenti e coprono il mio vero io. Il primo atto della preghiera e che io devo entrare prima di tutto in contatto con me stesso.
Questo ci e sempre stato insegnato dai padri della chiesa e dai primi monaci. Cipriano di Cartagine scrive: «Come puoi pretendere che Dio ti ascolti, se tu non ascolti te stesso? Tu vuoi che Dio pensi a te, quando tu stesso non pensi a te». Se non sei conscio di te stesso, come puoi pretendere che Dio lo sia di te? Se io non sono a casa, anche Dio non può trovarmi, se volesse venire da me. Ascoltare se stessi significa innanzitutto ascoltare il proprio vero essere, entrare in contatto con se stessi, ma significa anche dare ascolto ai propri sentimenti e bisogni, a ciò che si desta in me. Ascoltare se stessi, entrare in contatto con se stessi e con i propri bisogni più intimi e per Cipriano la condizione necessaria affinché nella preghiera si entri in contatto con Dio.
La preghiera non e una pia fuga di fronte a se stessi, bensì un incontro sincero e spregiudicato con se stessi. Evagrio Ponti co scrive così: «Se vuoi conoscere Dio, impara prima a conoscere te stesso». Questa non e una psicologizzazione della fede, bensì una condizione necessaria della preghiera. Se mi do subito alla fuga in parole o sentimenti pii, la preghiera non mi conduce a Dio, ma soltanto negli ampi spazi della mia fantasia. Prima devo ascoltare dentro di me con tutta onesta. Nell'incontro con Dio devo innanzitutto incontrare me stesso. E noi non possiamo dire cosa avvenga per primo, l'incontro con se stessi come condizione per l'incontro con Dio o l'incontro con Dio come condizione per l'incontro con se stessi. Entrambe le cose si presuppongono e si rafforzano a vicenda.
Incontrare me stesso non significa tuttavia ruotare continuamente intorno a me stesso e ai miei problemi o analizzare la mia situazione psichica, bensì addentrarsi nella mia vera identità, trovare la via che conduce al mio io, al mio vero nucleo di persona.
L'io significa: sono chiamato da Dio col mio nome, con un nome inconfondibile. Sono una parola che Dio dice solo dentro di me. Il mio essere non consiste nella mia bravura, nel mio sapere e nemmeno nel mio sentire; esso consiste nella parola che Dio dice solo dentro di me e che in questa mondo può essere percepita solo dentro di me e attraverso di me. Quindi incontrare se stessi significa avere un'idea di questa unica parola di Dio in me. Dio ha già parlato attraverso la mia esistenza, ha detto la sua parola in me. Il pregare come incontrare se stessi significa incontrare Dio nel suo mistero più profondo, quel Dio che si è rivolto a me e che si e espresso dentro di me.
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