Riflettiamo - Dott. Giuliano Franzan

Dott. Giuliano Franzan
Psicologo - Consulente sessuale
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Riflettiamo

L' ombra del passato...
Un altro tipo di proiezione che operiamo, spesso senza accorgercene, è quella del passato sul futuro, abbiamo cioè paura che traumi del passato possano ripetersi e crediamo di non avere più la forza di superarli. Non di rado le ombre del nostro passato ci impediscono di proseguire serenamente il nostro cammino.
Quando i traumi che abbiamo vissuto ci hanno segnato in profondità, può risultare difficile rimettersi in gioco pienamente, ma se non lo faremo la nostra vita diventerà vuota e triste.
Olga ha perso ormai da diversi anni il marito e, nonostante fosse una donna ancora giovane e piacente, non ha più avuto relazioni. Olga confessa che vorrebbe condividere la sua vita con un uomo, ma che non riesce a provare più sentimenti per nessuno. Olga rivela poi che non potrebbe sopportare ancora un dolore come quello vissuto con la perdita del marito e che non se la sente di rischiare. La morte del marito, avvenuta dopo una lunga malattia degenerativa, le ha sottratto la capacità di vivere un rapporto in modo leggero e gioioso, senza paura del distacco.
Quando viviamo esperienze traumatiche, la sofferenza che emerge è spesso solo la punta di un iceberg, sotto questa soglia rimane un dolore ancora più grande, oltre a moltissime paure. Tuttavia, per quanto la morte di un coniuge possa essere un'esperienza estremamente dolorosa, il nostro compito, finché siamo vivi, è quello di continuare a vivere pienamente, continuando a metterei in gioco, anche se a volte può non essere facile. Non sono invece poche le persone che, dopo un grave lutto, si ritirano dalla vita o, comunque, la vivono solo a metà, per paura di trovarsi a riaffrontare le situazioni dolorose del passato.
A volte anche una delusione d'amore può portare agli stessi risultati:
Lucia non riesce a vivere delle storie d'amore appaganti, ha sempre paura che i suoi partner la possano tradire. Ricorda ancora il suo primo rapporto sentimentale con un ragazzo che lei amava moltissimo e dal quale si sentiva riamata. Ricorda che una sera dopo un litigio lui l'aveva lasciata. Lucia non riusciva a capire come fosse possibile che lui potesse mandare tutto a monte per una banale discussione. Poi un comune amico le aveva aperto gli occhi, rivelandole che il suo ragazzo si era innamorato di un'altra persona che stava frequentando segretamente già da mesi. Lucia non era riuscita a farsene una ragione: come poteva non essersi accorta di nulla? Da quel momento Lucia sente di non potersi fidare di nessuno, neppure di se stessa, e non riesce più a vivere rapporti sentimentali senza erigere barriere di protezione tra sé e l'altro, barriere che le impediscono però anche di amare veramente e, di fatto, di poter avere una relazione soddisfacente.
Indipendentemente dalla natura del trauma, dunque, quando non riusciamo a voltare pagina dopo un'esperienza che è stata per noi fonte di grande dolore, ciò che accade è che viviamo solo più a metà. Quando proiettiamo il dolore del passato nel futuro, difficilmente possiamo avere una vita piena. Eppure è qualcosa che tutti noi facciamo, anche se, a volte, non ce ne rendiamo conto.
Spesso nascondiamo le nostre proiezioni dietro motivazioni apparentemente molto valide. Ad esempio, nel caso della perdita del partner, possiamo affermare di non aver ancora trovato la persona giusta con cui condividere la nostra vita, oppure che stiamo aspettando che i nostri figli crescano per poterci dedicare a una nuova storia d'amore, ma, non di rado, queste non sono le vere motivazioni che stanno dietro i nostri comportamenti.
Più spesso, ciò che ci trattiene davvero dal rimetterci in gioco è la paura: la paura che possa capitare di nuovo ciò che ci ha ferito immensamente nel passato e, così, raccontiamo a noi stessi e al mondo un sacco di buone ragioni, formalmente inattaccabili, ma che nulla hanno a che fare con la vera motivazione di fondo: quella di proteggerci da situazioni che, intimamente, consideriamo «a rischio».

(ps: Tutti i nomi sono inventati)
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