Riflettiamo - Dott. Giuliano Franzan

Dott. Giuliano Franzan
Psicologo - Sessuologo
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Riflettiamo

Il perdono nella coppia - Osea

Soffermiamoci ancora sull'esperienza di Osea.

IL PERDONO PORTA DI SPERANZA
Si legge in Osea 2,17: “Trasformerò la valle di Acòr in porta di speranza”.
Commenta il biblista Vivaldelli: “A questo punto il testo riporta un esempio di infedeltà della sposa; avrebbe una miriade di infedeltà da descrivere. Ne sceglie una: la valle di Acòr. Che cosa era successo in quella valle?”[1].
L’episodio si trova in Gs 7. Dobbiamo sapere che dopo la conquista di ogni città, doveva essere applicata la legge dello sterminio, cioè la distruzione totale del bottino conquistato in guerra. Acan della tribù di Giuda, contravvenendo a questa regola, dopo la conquista di Gerico, rubò di nascosto parte del bottino all’insaputa di Giosuè e di tutto il popolo. Essi credendo di aver dalla loro parte il Signore attaccarono pieni di fiducia Ai. Le cose non andarono secondo i loro piani, subirono una dura sconfitta e dovettero fuggire a “gambe levate”. Nella città di Ai morirono trentasei uomini del popolo ebraico. Giosuè preso dalla disperazione si buttò a terra gridando: “Signore Dio, perché hai fatto passare il Giordano a questo popolo, per metterci poi nelle mani dell’Amorreo e distruggerci?” (Gs 7,7). Al v.10 il Signore svela a Giosuè il peccato di Acan. Dopo questa rivelazione e dopo aver fatto confessare Acan, Giosuè e tutto il popolo portarono quest’ultimo e la sua famiglia a morire nella valle di Acòr che significa “valle di sventura”.
La valle di Acòr, dunque, è il simbolo di un luogo dove una famiglia ha conosciuto un mortale e radicale fallimento. Una famiglia è stata annientata nella valle di Acòr.
Vivaldelli usa questa immagine per farci comprendere la compassione di Dio. Egli trasformerà quella “valle di sventura” in porta di speranza. E’ come se Dio dicesse “Io metterò in quella situazione una possibilità d’accesso ad una nuova vita, ad una nuova possibilità di vita. Diventerà una porta di speranza”.
E’ stupenda questa riflessione perché ci dice che Dio è capace di trasformare le numerose “valli di sventure” che si offrono nella nostra vita di coppia in porte di speranze.
Ma sicuramente la Parola di Dio ci chiede di diventare noi stessi porta di speranza. Noi possiamo, attraverso il perdono, essere momento di consolazione per l’altro perché abbiamo sperimentato la speranza. Il fondamento sul quale appoggiare la nostra chiamata lo troviamo in Osea 2,16 quando si dice: “e parlerò al suo cuore”, la traduzione corretta sembra essere “parlerò sul suo cuore”. Questo significa che Dio si appoggia sul nostro petto, vuole avere un rapporto di comunione con noi. Anche noi, dunque, siamo chiamati ad appoggiarci sul cuore di Dio, così come Lui fa con noi. Solo se sentiamo questo battito saremo capaci di perdonarci.
Il dono che Dio ci fa è il perdono. Solo se riusciremo a testimoniare il perdono di Dio, e, di conseguenza, il Dio del perdono, riusciremo ad essere porte di speranza credibili. Solo così possiamo essere saldamente ancorati al fondamento della misericordia di Dio.
Termino con una frase di Primo Mazzolari: “La speranza vede la spiga, quando i miei occhi di carne vedono soltanto un seme che marcisce”[2].
Una speranza che è radicata in quella situazione drammatica, una speranza che non può prescindere dal seme che marcisce.

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[1] G. VIVALDELLI, Tarsformerò la valle di Acòr in porta di speranza, può diventare tutto “storia di salvezza”?, in Matrimoni in difficoltà: quale
accoglienza e cura pastorale?, Ed. Cantagalli, Siena 2000,  pp. 31-32.
[2] Ivi p. 25.
 
 
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