Riflettiamo - Dott. Giuliano Franzan

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Riflettiamo

A Scuola ... di regole!

 
Settembre è arrivato e con lui anche l’inizio della scuola. Per bambini e adolescenti questo passaggio è critico e allo stesso tempo entusiasmante. Si mischiano la gioia di rivedere i compagni e la curiosità per le nuove attività proposte ma allo stesso tempo la tristezza e la nostalgia dell’estate, dove si respira aria di libertà e le responsabilità scolastiche e prestazionali vengono meno. Settembre allora è un mese di fine e di inizio, si lascia andare un tempo di spensieratezza e se ne accoglie uno caratterizzato da sfide, richieste e doveri. Insomma un tempo di regole da seguire! Ma i bambini e i ragazzi di oggi che rapporto hanno con le regole? Gli studi in ambito psicologico si sono interrogati, e lo fanno tutt’ora, sullo sviluppo morale in età evolutiva. Ciò che è condiviso dalle differenti scuole di pensiero è che, affinché una regola venga acquisita, il bambino o il ragazzo deve elaborare tre diversi significati che questa norma assume nella sua quotidianità. Prima di tutto le regole hanno un significato emotivo – affettivo: questa sfera riguarda ciò che l’individuo prova quando rispetta o viola la norma in questione. Le emozioni a quest’età emergono difficilmente perché bambini e ragazzi non hanno ancora un vocabolario emotivo ampio. L’adulto di riferimento, che può essere il genitore, l’insegnante, l’allenatore e via dicendo, ha un ruolo fondamentale, poiché aiutare i ragazzi a dare un nome a ciò che provano li aiuterà a conoscersi meglio e a vivere più consapevolmente le esperienze successive. Attenzione però a non essere sostitutivi: è bene aiutare a pensare sulle proprie emozioni ma non dare etichette veloci e scontate. Un bambino che non ha fatto i compiti può sentirsi in colpa, essere triste o indifferente alla cosa. Prima di anticiparlo con frasi del tipo “dovresti sentirti in colpa”, è bene provare a chiedere “Perché non hai fatto i compiti? Ti senti bene ad esserti comportato così?”. E dopo aver fatto ciò, in base alla risposta, capire se la regola è stata interiorizzata e quindi è prevalente il senso di colpa o se non è stata considerata e quindi è bene essere rigidi nel ribadirla e rimetterla in gioco. Questo permette, passo dopo passo, l’interiorizzazione della norma e diventa esempio per altri momenti successivi. Il secondo significato, infatti, è quello di percepire la regola come guida per la condotta. Una volta che il bambino o il ragazzo ha capito quali sono le conseguenze del rispettare o meno le regole, gestirà la sua condotta anche sulla base dei vantaggi o degli svantaggi previsti. Anche qui l’adulto è fondamentale poiché, soprattutto nei primi anni di vita, i bambini si affidano pienamente alle proprie figure di accudimento e ciò che l’adulto assicura in termini di vantaggi e svantaggi nel rispettare le regole, per il bambino è una verità assoluta. Negli anni poi, con l’arrivo di preadolescenza e adolescenza, questi “principi assoluti” verranno messi in discussione e valutati per scegliere da sé quali norme sono valide e quali no, quali svantaggi o vantaggi sono reali o quali invece poco credibili. Piaget definisce queste due fasi Realismo morale e Relativismo morale e autori successivi hanno sottolineato quanto sia cruciale il ruolo degli adulti nel passaggio tra le due. “Mamma mi hai sempre detto che non devo fumare, ma ieri ti ho beccato in terrazzo con la sigaretta” “Prof, perché se io dico una parolaccia prendo una nota, mentre lei che le dice durante la lezione non viene licenziato?”. Per i bambini e i ragazzi l’adulto è il custode della coerenza e della continuità e nel momento in cui questa viene meno, si risulta poco credibili. E’ bene allora ammettere i propri errori e correggere, facendo così capire che si può sbagliare ma che c’è sempre la possibilità di rimediare. “Hai ragione. Ma il motivo per cui insisto tanto con la questione del fumo è che ti voglio bene e desidero che tu cresca senza questo vizio. Proverò ad impegnarmi anche io” “Effettivamente ogni tanto mi sfugge qualche parolaccia e non me ne vanto. Cercherò di evitare, continua a farlo anche tu”. Ecco che si arriva al terzo fattore: la regola deve essere conosciuta e compresa, si devono trasmettere le motivazioni per cui la si impone. Ogni bambino desidera mangiare tante caramella, ma non si fa perché viene mal di pancia. Ogni ragazzo desidera stare fuori fino a tardi, ma non si può perché prima bisogna dimostrare di essere responsabili. Il “perché” è la domanda che più tormenta i genitori e chi lavora con l’età evolutiva. Spesso non si ha una risposta pronta: questo significa che anche da adulti è bene rinfrescare il proprio ventaglio di regole apprese, riscoprirne le motivazioni e proporle così in modo più consapevole. Al giorno d’oggi il senso del limite sta diventando sempre più sconosciuto perché lo si vede come una privazione di libertà. In un mondo che corre veloce è bene invece ricordare che la crescita è fatta di pazienza e di piccoli traguardi e che il limite non è costrizione ma è protezione. Il limite allora diventa ricchezza se viene proposto come strumento per imparare a muoversi nel mondo seguendo un sentiero sicuro e non andando allo sbaraglio. Crescere senza regole, infatti, significa non avere riferimenti e quindi aumenta il rischio di aggrapparsi alle strade più facili e veloci ma che spesso non sono le più buone e costruttive. Le regole sono allora il primo strumento di prevenzione di cui genitori ed educatori possono usufruire, nella consapevolezza che, per farlo fruttare, sono necessari coerenza e continuità, capacità di rimproverare e correggere ma anche di ascoltare e accogliere. 

Giulia Ciclamini
 
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