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Riflettiamo - Dott. Giuliano Franzan

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Dott. Giuliano Franzan
Teologo - Psicologo - Sessuologo - CTP
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Riflettiamo

Liturgia, preghiera personale e Pii esercizi...

Concludiamo la nostra riflessione...
Liturgia e pii esercizi (SC 13)
Per “liturgia”, come è stato fin qui spiegato, s’intende l’azione pubblica, solenne, qualificata di culto il cui «soggetto» celebrante è Cristo e la Chiesa ed il cui «oggetto» celebrato è il mistero pasquale di Cristo e la vita della Chiesa secondo testi, riti, tempi regolati dall’autorità della Chiesa (SC 22 § 1).
La liturgia è, perciò, la preghiera del «Cristo totale»: Capo e membra esercitano il culto pubblico integrale, l’azione sacra per eccellenza, opera del Cristo sacerdote e del suo Corpo che è la Chiesa (SC 7). Essa, in effetti, forma con il suo Capo la «mistica persona» del «Cristo totale». Misticamente unita dallo Spirito al suo Capo, essa partecipa del suo intercessore servizio celeste «innanzi a Dio» (cf Eb 9,24; 7,25; 1Gv 2,1).
I pii esercizi, sono, invece, azioni di devozione il cui «soggetto» sono le singole persone, ed il cui «oggetto» sono composizioni e forme di libera iniziativa dei fedeli senza che intervenga la Chiesa con la sua autorità per regolarle con libri, testi, tempi.
Si potrebbe anche dire che mentre la liturgia è azione compiuta «da» Cristo e «dalla» Chiesa, i pii esercizi sono invece azioni compiute «in» Cristo e «nella» Chiesa.
Dal momento che la liturgia è azione sacra per eccellenza, nessun’altra azione della Chiesa allo stesso titolo e allo stesso grado ne uguaglia l’efficacia (SC 7). Pertanto, i rapporti tra liturgia e pii esercizi devono essere regolati secondo queste indicazioni di Sacrosanctum Concilium: «I pii esercizi del popolo cristiano, purché siano conformi alle leggi e alle norme della Chiesa, sono vivamente raccomandati, soprattutto quando si compiono per mandato della sede apostolica. Di speciale dignità godono anche i sacri esercizi delle Chiese particolari, che vengono celebrati per mandato dei vescovi, secondo le consuetudini o i libri legittimamente approvati. Bisogna però che tali esercizi siano regolati tenendo conto dei tempi liturgici, in modo da essere in armonia’ con la sacra liturgia, da essa in qualche modo traggano ispirazione e ad essa, data la sua natura di gran lunga superiore, conducano il popolo cristiano» (SC 13).
Volendo semplificare queste indicazioni, possiamo dire che tra liturgia e pii esercizi dovrebbero esserci rapporti di:
· armonia: rispetto reciproco circa i tempi, le leggi, la natura, l’importanza, ecc.;
· ispirazione: i pii esercizi devono arricchirsi e imitare i contenuti e lo stile celebrativo della liturgia ritenuto di gran lunga superiore; dovranno recuperare la presenza della Parola;
· condurre alla liturgia ed arricchire la liturgia stessa con i loro valori (es. maggiore partecipazione, intensità di espressione e di calore umano, contatto con la vita quotidiana [vedere la descrizione positiva che ne fa Evangelii nuntiandi 48]. In certe epoche è stata l’unica forma di pietà accessibile al popolo cristiano, escluso com’era dalla ricchezza della liturgia);
· non sovrapposizione: durante la liturgia non si devono fare i pii esercizi (es. la recita del rosario, le novene);
· non esclusione: non deve esistere solo la liturgia, ma nel rispetto dei tempi e delle norme liturgiche, devono pure essere conservati e valorizzati i pii esercizi e le devozioni popolari;
· non concorrenza: non deve esserci dubbio di fronte ad una scelta: le azioni liturgiche devono avere la precedenza essendo “di gran lunga” superiori ai pii esercizi; è dunque un errore lasciare la Liturgia delle Ore per far spazio ad un pio esercizio, ad es. la Via Crucis in tempo di Quaresima.
Si dovrà, quindi, comporre in armonia la liturgia con la pietà popolare, ispirando la seconda alla prima (cf SC 13) e vivificando quella con questa, senza esclusivismi e senza preclusioni, ma anche senza “fondere” o “confondere” le due forme di pietà: il popolo cristiano avrà sempre bisogno dell’una e dell’altra, e a Dio bisognerà lasciare aperte tutte le strade che conducono al cuore dell’uomo.
I pii esercizi, pertanto, siano mantenuti, rispettati, valorizzati, ma nei loro tempi e nell’ambito che loro compete; possono essere anche assunti, nell’ambito dell’adattamento liturgico, come parte integrante dei segni-riti della liturgia (SC 37-40).
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